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ELVIS AND ME
di Marco "steamroller" Lofino
Dopo
tanti interventi incentrati sugli argomenti più disparati riguardanti il
mondo Elvis, bilanci sulle uscite discografiche e via discorrendo, ho
deciso di raccontare a tutti voi come ho conosciuto Elvis e di come sia diventato una parte
importante, se non addirittura imprescindibile, della mia vita.
Dobbiamo tornare
indietro al Settembre del 1990, e chi scrive aveva solo quattordici anni
ed era un ragazzino timido, impaurito, che usciva dalle scuole medie con
la comune insicurezza sul futuro dei ragazzi di quell'età.
Fatto sta che in quel
periodo mio fratello maggiore coltivò un'improvvisa passione per Elvis
spinto da alcuni suoi amici che da tempo compravano vinili (all'epoca i
cd di Elvis erano pochissimi). Acquistò alcuni album degli anni
cinquanta e poi si avvicinò ai seventies, ma fu con l'acquisto di un
disco in particolare che accese la passione per Elvis in me.
L'album in questione
era una raccolta dal titolo "A
Legendary Performer vol.II". Ricordo che lo ascoltammo insieme in
cameretta e rimasi colpito dalla voce di Elvis, dalla sua incredibile
personalità, dal suo mito. Da allora in avanti aumentarono i momenti in
cui la sera mi chiudevo nella mia cameretta ad ascoltare, nel mio
primordiale "cubo" (un impianto stereo che chi ha una certa familiarità
con gli anni ottanta ricorderà),i vinili di Elvis, ad immaginare come
sarebbe stato bello vederlo dal vivo, come nelle immagini dell'"Aloha",
che sancirono il mio definitivo attaccamento al personaggio Elvis. Vidi
il filmato e capii che Elvis non era solo una passione momentanea, ma un
idolo per tutta la vita.
Fu così che la mia
adolescenza passò con Elvis sempre al mio fianco. Erano gli anni dei New
Kids On The Block, dei Take That, di Micheal Jackson, dei pomeriggi di
sabato e delle "bigiata party" in discoteca a cui rifiutavo di
aggregarmi malgrado il divertimento assicurato perché preferivo passarli
magari "facendo le vasche" in Corso Vittorio Emanuele (questo il sabato
pomeriggio perché non marinavo quasi mai la scuola, ero diligente,
allora..ah ah ah) o in camera mia, sognando magari di poter essere come
lui e poter baciare la ragazza dei miei sogni sulle note di "The Wonder
Of You".
Proprio in questo
senso le canzoni di Elvis alimentarono in me i primi palpiti amorosi, il
primissimo in particolare, in cui, alla fermata del metrò, timido ed
impacciato, mi nascondevo dietro il palo con il walkman a palla
cacciando di tanto in tanto uno sguardo furtivo alla morettina di cui
ero follemente e platonicamente innamorato e di cui non riuscivo a
reggere lo sguardo…
Non nascondo poi che
in principio seguire Elvis Presley mi costò qualche sfottò da parte dei
miei coetanei, che ovviamente ascoltavano tutt'altro genere di musica e
che ritenevano Elvis obsoleto, fuori dal tempo.
Ma in breve tempo
seppi farmi rispettare e la mia timidezza si trasformò in sicurezza,
poiché sapevo che la mia passione era grande, che io ascoltavo Elvis, il
Re, il migliore. E da lì in avanti passarono gli anni, ed Elvis ancor
oggi è una presenza costante nella mia vita. Non vi è giorno in cui non
ascolto una sua canzone.
Ricordo ancora il
primo cd, "Elvis In Person At The
International Hotel", un regalo natalizio di mio fratello e la mia
gioia quando lo aprii davanti a tutta la mia famiglia, i pomeriggi
passati in cerca di novità nei vari megastore del centro, le tante
cassettine fatte per amici e amiche nel corso degli anni. Una ricerca
continua, un sentimento forte alimentato, coltivato e cresciuto col
passare del tempo.
Un giorno in
particolare non dimenticherò mai, anzi tre giorni: 8-9-10 Giugno 1993,
ITF Natta di Milano, su quel piccolo palco dell'Aula Magna di quell'istituto
femminile (aperto anche ai ragazzi, giustamente…) ebbi il privilegio e
l'incoscienza, nei miei diciassette anni di allora, di imitarlo entrando
sulle note di "Also Sprach Zarathustra" circondato dai miei compagni di
classe che fungevano da fantomatica "Memphis Mafia".
Tutto questo non era
altro che una recita scolastica all'interno dello spettacolo di fine
anno, su cui noi ragazzi facevamo totale affidamento per fare colpo
sulle pupe della scuola e in questo senso, quella simpatica scenetta (di
cui ho nascosto i nastri video per non provocare a chi la vede disturbi
gastroenterici) servì a crearmi un nome all'interno dell'istituto e
dimostrare a tutti che io ascoltavo Elvis e che cosa significava Elvis
per me. Fu un vero trionfo soprattutto lo spettacolo serale del 9,
davanti ai genitori che sicuramente avevano un'idea più nitida del
personaggio che stavo cercando (male, molto male, ma ci provavo per
gioco!) di imitare e che servì per una volta a vincere la mia timidezza
e le mie insicurezze di adolescente milanese cresciuto nel sogno del
mito del Rock and Roll.
Con la sua musica a
farmi da colonna sonora nonché da compagna inseparabile ho trascorso
alcuni momenti indimenticabili della mia vita, dall'esame di maturità,
al primo bacio, alla tesi di laurea, allorquando mi presentai in aula
per discutere la tesi con una sua foto nella giacca a mo'di amuleto
portafortuna…
Oggi, malgrado le
difficoltà della vita di tutti i giorni, Elvis resta comunque un punto
fermo nella mia vita e una presenza costante. Con lui percorro la lunga
strada per diventare un uomo migliore, con lui ho imparato a crescere.
Con lui non smetterò mai di sognare.
Grazie Elvis.
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