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ELVIS THE CONCERT - Zurigo, 1 aprile 2001

di Marco "Steamroller" Lofino

 

Il 16 agosto del 1997, in occasione del ventennale della morte di Elvis Presley, ebbe luogo il primo concerto "virtuale" . La sua band sul palco insieme ai suoi coristi, lui al centro del palco su un gigantesco schermo con immagini proiettate frontalmente al pubblico e tratte da tutti i filmati disponibili di Elvis, dal "Comeback special" fino all' "Aloha From Hawaii". La voce di Elvis estratta dai filmati e con un complicato ma efficacissimo procedimento unita alla musica eseguita direttamente dai musicisti sul palco.

Da allora il concerto virtuale ha girato tutto il mondo, riscuotendo pressochè ovunque un grande successo di pubblico, tanto che dopo aver dichiarato di voler smettere di fare concerti in Europa dopo il tour primaverile in Europa del 2001, hanno prontamente smentito tale affermazione alcuni mesi fa fissando ulteriori date anche per quest'anno in tutta Europa, tranne ahimè che in Italia, ma non mi soffermo su questo argomento altrimenti dovrei versare fiumi amari di inchiostro e non è questo l'intento del mio articolo…

Mio proposito è invece quello di raccontarvi l'indimenticabile esperienza che vissi un anno e mezzo fa a Zurigo, quando ebbi l'opportunità di assistere allo show "ElvisThe Concert ".

Quella sera si realizzò un lungo sogno durato un'intera adoloscenza per chi vi scrive. All'epoca della scuola tutti ascoltavano gli U2, chi Micheal Jackson o Vasco Rossi, io, invece, crescevo, sognavo, vivevo emozioni belle, sogni e anche momenti tristi con la musica di Elvis sempre al mio fianco, consapevole che mai avrei potuto assistere a un suo concerto essendo lui morto già da alcuni anni.

Invece ciò accadde. Ricordo le emozioni del viaggio in pullman, due vetture da oltre cinquanta posti l'uno esauriti di appassionati in cerca di vivere un sogno come lo vissi io il pomeriggio dell'arrivo a Zurigo.

Alle 18.30 entrai con gli altri della comitiva nell "Hallenstadion" di Zurigo. In un primo momento rimasi un po' perplesso: nessun cartellone, nessun manifesto che pubblicizzasse l'evento. Questo timore crebbe entrando nel palazzetto, un ottimo impianto da novemila posti, allorquando, a mezz'ora dall'inizio, alzai la testa e vidi dal basso  molti posti vuoti sui seggiolini delle gradinate.

Alcuni minuti dopo sfruttai il grande privilegio di essere seduto in seconda fila a dieci metri dal palcoscenico, quando apparve Silvia Shemwell delle "Sweet Inspirations" per firmare alcuni autografi e chiaccherare due minuti con i fan. Conservo ancora l'autografo di Silvia ma soprattutto le sono vicino col cuore in questo momento per lei non facile ( Silvia è stata colpita un anno fa esatto da un ictus, oggi è in riabilitazione e sta riprendendosi col tempo ). Salutata Silvia, passarono ancora pochi minuti e  la situazione cambiò radicalmente: vidi l'impianto gremito e alle ore 20.20 in punto le luci si abbassarono, si abbasso il sipario e fu buio totale nell'impianto.

Partirono le prime note di "Also Sprach Zarathustra" e fu subito delirio in platea. Mi perdoni chiunque legga questo articolo, ma la sensazione che provai è veramente indescrivibile a parole. Si esauriscono le ultime note del capolavoro di Strauss e come al solito, come accadde per tante volte fra il 1971 e 1977, Ronnie Tutt entrò con il suo rullo di batteria unico, inconfondibile. Appena Ronnie cominciò a colpire con le sue bacchette cacciai un urlo che ancor oggi riecheggia dentro di me. Si alzo il sipario, si alzarono le luci sui musicisti ma soprattutto sullo schermo gigante apparve la figura di Elvis durante il concerto evento dell' "Aloha From Hawaii" che attacca "See See Rider". Che brividi, che sensazioni uniche, un qualcosa che ripeto è drammaticamente difficile da rendere in un testo scritto. Ricordo che a fatica riuscii a trattenere le lacrime, era un momento che aspettavo e sognavo fin da bambino, quando nei viaggi mentali che si fanno da ragazzi sognavo di essere come lui. E lui in quel momento era lì,  con gli Imperials ( gli Stamps non parteciparono al tour europeo del 2001 ) e la sua band al completo eccezion fatta per John Wilkinson e il fido Charlie Hodge.

Il concerto sembra in tutto e per tutto un concerto vero e proprio. IMPRESSIONANTE la facilità con cui questi giovanotti di sessant'anni suonano ancora pezzi che svariano dal Rock and roll al country, dal Rythm and Blues al Gospel. Tanti i pezzi eseguiti con bravura, fra questi "Burning Love", "Steamroller Blues", "American Trilogy", "Polk Salad Annie", "Johhny Be Goode", ( con James Burton che alla veneranda età di sessantadue anni si permette ancora, se ce ne fosse bisogno, di dare sfoggio del suo imbattibile talento e dalle sue inarrivabili capacità come musicista suonandola con la chitarra dietro la testa, incredibile ai miei occhi…sembrava di essere ancora nel 1977 e non nel 2001 ) e poi le ballate classiche come "Love Me Tender", "Are You Lonesome Tonight","Just Pretend" "The Wonder Of You" alternate a classici come "One Night", ". Oltre a ciò sono stati rivissuti momenti di ilarità pura, come nel caso in cui Elvis ( tratto dal filmato "That's The Way It Is" ) scherza con le Sweet Inspirations e loro gli rispondono in presa diretta sul palco.

A metà concerto ci fu l'esibizione delle Sweet Inspirations che fornirono una piacevole versione del loro brano "Sweet Inspiration". Successivamente si esibirono gli Imperials e in quel momento non riuscii a trattenere le lacrime. Gli Imperials, che affiancarono Elvis sul palco dal 1969 al 1971, si superarono cantando una commovente "He Touched Me" che, e lo dico senza alcuna vergogna,  mi prese a tal modo da far uscire copiose le lacrime dai miei occhi.

Il concerto proseguì in uno stato di esaltazione totale dei novemila presenti. Sembrava di assistere a un concerto rock tale era il fragore del pubblico in sala. A un certo punto, dopo le prime note di "Suspicious Minds", Myrna Smith delle Sweet Inspirations fa cenno alle prime file del pubblico di avvicinarsi al palco. Non credevo ai miei occhi. Fui uno dei primi a correre davanti al palco, dopo di me tanti altri si asserragliarono lì. Ero schiacciato come una sardina, ma ne valse la pena. Ero in uno stato di trance ed esaltazione totale che chissà se avrò mai la possibilità di rivivere allo stesso modo.

Non ci credevo, avevo i miei eroi a un metro di distanza, forse nemmeno. Sentivo persino il pizzicare delle corde di James che ricordo mi strappò persino un sorriso mentre suonava. Fantastico. Il  concerto proseguì con altri due numeri. Impressionante "American Trilogy", Elvis era come se fosse lì.

La sua voce era lo specchio del suo spirito sul palco dell'. Dopo "Can't Help Falling In Love", con l'Elvis dell'Aloha inginocchiato davanti al suo pubblico, non più quello dell'Honolulu International Center ma l'Hallenstadion di Zurigo esattamente ventotto anni dopo. Come allora, Ronnie Tutt fece parlare la sua batteria e con il suo stile inconfondibile introduce il riff di chiusura, con l'immancabile "Elvis has left the building". Il concerto era finito, tornai a Milano alle 4 del mattino dopo due ore e venti passate vivendo un sogno

Quel giorno di aprile come allora, un brivido indiscrivibile.

Grazie Elvis per regalarci sempre sogni luminosi come il tuo mito immortale.