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FROM HERE TO ETERNITY

di Roberto Fiore

 

… e se Elvis non fosse morto quel giorno del 1977?

Domanda abbastanza banale, ma che vi confesso mi sono fatto più volte (e credo così tanti altri fan).

Cosa sarebbe successo?

Innanzitutto  specificherei fra vita privata e carriera.

Dal punto di vista privato la vita di Elvis era allo sfascio… Tantissimi problemi di salute e certamente era vittima anche di una forte angoscia esistenziale che rendeva le sue giornate prive di qualsiasi gioia. Era comunque molto attaccato a una ragazza di 20 anni, Ginger Alden, ( miss Tennessee 1976 ), ma lei evidentemente stava con lui solo per interesse, per i suoi soldi. Elvis soffriva tanto perché Ginger non voleva mai seguirlo in tour o  stare con lui a Graceland, almeno in via tendenziale (tutto sommato è stata lei a trovare Elvis in bagno il giorno della sua morte )… Pensate che oggi avremmo avuto delle registrazioni in studio del ’77 a Nashville, se non fosse stato che Elvis, incazzatissimo con Ginger e i suoi continui rifiuti, mandò tutti a fare in culo e non si presentò nemmeno in studio!

Negli ultimi giorni di vita però pare che i due avessero fatto pace e si parlava anche di un matrimonio. Sembra che lei avesse già accettato (per amore di soldi); non è però certo che Elvis avesse veramente intenzione di sposarla… per esempio Vernon non ci credeva affatto... e dopo la morte di Elvis la fece allontanare mettendola praticamente alla porta.   Sulla faccenda del matrimonio nessuno può dire, c’erano buoni elementi per pensare che davvero Elvis si sarebbe presentato una seconda volta davanti a un altare… ma c’erano anche seri motivi per pensare che questo matrimonio sarebbe stato uno sfascio!

In sostanza si può dire  che l’ingresso di Ginger nella vita di Elvis (avvenuto alla fine del 1976) abbia portato solo altre sofferenze nella vita già martoriata di Elvis… la persona sbagliata al momento sbagliato! Unico dei pochi momenti positivi arrecati da Ginger, fu certamente dato dal primissimo periodo in cui essi si conobbero. Infatti lei era meno capricciosa, e il morale di Elvis pareva anche essere un po’ migliorato. Ma ben presto questa gioia per Elvis si rivelò un fuoco fatuo, Ginger provocò solo altri problemi…

Volendo con le informazioni a nostra disposizione suppore come sarebbe proseguita la vita di Elvis, possiamo con ragionevolezza pensare a un fine ’77 e inizio ’78 con Elvis sposato. Ginger che ben presto avrebbe iniziato a passare sempre meno tempo a Graceland, presa da amanti e bella vita, Elvis chiuso nella sua camera a prendere pillole su pillole, a incazzarsi del comportamento di Ginger… davvero una visione fosca!

E allora diciamo che per quanto riguarda la vita privata, nell’agosto 1977, quando Elvis morì, non stava succedendo nulla di straordinario, la situazione anzi peggiorava e non si scorgeva nessuna grossa novità positiva all’orizzonte… idem per quanto riguarda i problemi di salute. Da non dimenticare la pubblicazione del libro Elvis What Happened?

che provocò in Elvis tanta rabbia e risentimento…  

Passiamo adesso all’aspetto (che riterrei più importante, dopo la sezione gossip) artistico.

Sappiamo che il periodo dei concerti – iniziato nel 1969 – aveva pian piano perso la sua forza propulsiva. Partendo da show dei primi periodi di un’energia indescrivibile, passiamo agli ultimi anni in cui la missione era semplicemente far si che Elvis riuscisse a rimanere in piedi per tutto lo show… che durava meno di un’ora con un Elvis allo stremo, privo di ogni volontà.

Prendiamo i dati di fatto del periodo dei concerti:

 

1969: 57 show

1970: 137 show

1971: 156 show

1972: 164 show

1973: 168 show

1974: 152 show

1975: 106 show

1976: 100 show

1977: 55 show

 

I dati parlano chiaro: contrariamente a quello che molti pensano (e cioè che negli ultimi anni gli impegni dal vivo di Elvis aumentassero sempre più) la verità è che – con il peggiorare della salute – il numero dei concerti conobbe un picco nel 1973 e poi iniziò a scendere costantemente.

Elvis morì il 16 agosto, e come molti sanno il giorno dopo sarebbe partito un nuovo tour con queste date:

 

Agosto 1977

17 - Portland (Maine)

18 - Portland (Maine)

19 - Utica (New York)

20 - Syracuse (New York)

21 - Hartfort (Connecticut)

22 - Uniondale (New York)

23 - Lexington (Kentucky)

24 - Roanoke (Virginia)

25 - Fayetteville (Tennessee)

26 - Asheville (North Carolina)

27 - Memphis (Tennessee)

28 - Memphis (Tennessee)

 

Al termine di questo tour saremmo giunti a 67 concerti. Mantenendo questo ritmo alla fine del ’77 non avremmo nemmeno raggiunto i 100 concerti (calcoli alla mano, e ammettendo che le condizioni di salute si fossero un po’ regolarizzate) e questo testimonia che l’attività concertistica andava sempre più frenando… e c’è da pensare che sarebbe presto finita.

Passando alla qualità degli show del 77, tutti sanno che parliamo di alcune fra le peggiori esibizioni di Elvis, come già detto a malapena riusciva a reggersi in piedi e tirare fino a Can’t help falling in love diventava ogni sera più difficile. Un breve parentesi positiva nell’ultimo periodo fu data dall’incontro con Ginger, che inizialmente provocò evidentemente effetti positivi sul morale di Elvis. Una prova può essere il concerto di capodanno 1976 a Pittsburgh, davvero esaltante e molto superiore alla qualità degli show di quel periodo (è stato da poco proposto dalla ftd); non appena Elvis aveva qualche energia in più questo subito si ripercuoteva sugli show. Ma come sappiamo l’iniziale positività dell’effetto Ginger presto mostrò tutti i suoi effetti collaterali e la qualità degli show piombò nuovamente verso il basso.

Ragazzi, ma vi ricordate che nel 1973 Elvis si esibiva a Honolulu davanti un pubblico televisivo di circa 1 miliardo di persone… e nel giugno 1977 abbiamo un’iniziativa dal punto di vista mediatico modestissima come ELVIS IN CONCERT registrato in città di provincia come Omaha e Rapid City? Dimostrazione di come le cose andassero male…

Questo senza essere però troppo categorici… tutto sommato Aloha fu un evento unico, irripetibile e forse è troppo inclemente paragonarlo con altre iniziative.

Così come il periodo hollywoodiano aveva conosciuto i suoi fasti e poi stancamente arrivò a sprofondare sempre più in basso (per poi far risorgere Elvis come una fenice dalla ceneri nel comeback), così stava succedendo per i concerti. Il periodo di Elvis in giro permanente per gli USA con le sue jumpsuit sgargianti stava per finire… ci sono tutte le ragioni per credere che non sarebbe andato oltre il 1978.

A proposito del tour che Elvis non intraprese mai, e che sarebbe iniziato a Portland il 17 agosto… c’è una storia molto curiosa.

Tutti i testimoni raccontano che da quando era finito il precedente tour (26 giugno a Indianapolis) Elvis non faceva altro che parlare del successivo tour che sarebbe stato grandioso… il suo migliore di sempre. Era motivo ricorrente di ogni suo discorso, il suo pensiero più ricorrente. Sinceramente credo che i testimoni abbiano – in buona fede – alterato i propri ricordi su quella faccenda proprio perchè Elvis morì il giorno prima dell’inizio del tour… Forse dopo la morte di Elvis questa gente pensò subito al tour, alle parole di Elvis, e allora scattarono questi ricordi creativi. Dico questo in base ai dati di fatto: prima di tutto Elvis non fece nulla per rendere il nuovo tour migliore dei precedenti, non furono provate nuove canzoni, non ci furono contatti particolari con la band, Elvis non iniziò una dieta o provò a curarsi seriamente o diminuire la sua dipendenza dai farmaci. Tutto, insomma, procedeva come al solito (cioè male) e non c’è il minimo elemento per pensare che quel nuovo tour avesse dovuto avere qualcosa di diverso… L’ultima data del tour era prevista per il 28 agosto a Memphis, pare che Elvis (intenzionato a sposare Ginger) avesse pensato di annunciare il lieto evento proprio in quella circostanza. Questo non è improbabile (di un eventuale matrimonio abbiamo già parlato sopra), quindi se le cose si fossero sviluppate in questo senso lo show del 28 agosto sarebbe stato davvero particolare… con un Elvis felicissimo!

Un’ultima annotazione circa i concerti la dedico all’ultimo show di Elvis, a Indianapolis, il 26 giugno 1977. Quella sera Elvis si lanciò in un bellissimo concerto, profondendo un’energia che ormai da mesi era latitante.  Come ci racconta Guralnick, lo show durò stranamente ottanta minuti (la media di quel periodo era di un’oretta), fece salire suo padre sul palco, presentò vari parenti e amici e alla fine di Can’t help falling in love mise giù il microfono e cominciò a camminare avanti e indietro sul palco e stringere le mani, come se non volesse più andarsene”.

Questo comportamento così anomalo, la durata dello show, la presentazione di tutti gli amici, tutte le strette di mano, il fatto che non sia andato via subito dopo il closing vamp… tutto questo ha fatto pensare a molti ad un Elvis profetico conscio del suo destino… io sono fra questi… A rafforzare questa impressione bisogna ricordare che andandosene… salutò dicendo ADIOS… come fosse un vero addio…dando l’impressione che sentisse la fine vicina.

In ultimo possiamo occuparci delle incisioni in studio di Elvis. Beh, di certo non si può dire che Elvis sia morto nel bel mezzo di una precisa fase creativa… Tutti sanno che nel 1977 Elvis non registrò nulla, le sue ultime fatiche risalivano alle jungle room sessions, ed è questa la fonte da cui proviene il materiale compreso nell’ultimo album Moody Blue, uscito nel giugno 1977. Anzi, il produttore Felton Jarvis sperava in una nuova session a Nashville nel gennaio 1977, ma questa venne abortita per i motivi di cui si parla sopra. Di conseguenza si trovò costretto a riempire l’album con alcune canzoni registrate live. Riuscire a trascinare Elvis in studio era in effetti diventata impresa impossibile, e le sue ultime session sono registrate svogliatamente con un Elvis di certo poco attirato e partecipe. Ecco perché sopra si sottolineava come nel 1977 non ci si trovava in una specifica fase creativa, ma piuttosto tutto era allo sbando, in attesa di tempi migliori. Posto questo, risulta impossibile prevedere quali strade avrebbe potuto percorrere il sound di Elvis se egli non fosse morto. Le jungle room sessions ci offrono un Elvis (parere personale) sofferente, che quasi sempre si abbandona in tristi brani melodici, a volte riuscendo a trasmettere una forte carica emotiva, come per esempio in Hurt.

Nelle registrazioni future molto avrebbe giocato l’umore di Elvis e il suo entusiasmo, mentre nelle sue ultime registrazioni ogni incombenza era delegata a Felton Jarvis con un Elvis  totalmente assente e disinteressato a mettere su l’album.

Una prospettiva a cui è bello pensare sarebbe un Elvis – ripresosi dai problemi di salute – che si concentra sull’attività in studio, non disdegnando magari di fare una manciata di concerti l’anno…

Sicuramente in questo caso Elvis sarebbe ripartito con nuova carica… stravolgendo la scaletta e proponendo tanti brani vecchi e nuovi mai proposti dal vivo… un sogno…

Certo già dalle sue ultime interpretazioni del 1977 si nota un’evoluzione interpretativa, l’indirizzarsi – magari anche involontario – verso percorsi per alcuni versi differenti… Pensamo a brani live 1977 come That’s all right, Unchained melody, Little darling e soprattutto a una Jailhouse rock completamente diversa… sicuramente ci sarebbero state interessanti quanto imprevedibili evoluzioni sia in studio che on stage…

E allora, essendo impossibile prevedere quali sarebbero stati i futuri passi di Elvis su questo terreno… non resterebbe che fantasticare. Per esempio un evento grandioso come il comeback… In effetti tutte le condizioni si erano create in maniera simmetrica agli anni sessanta. Mentre allora erano i troppi film ad aver reso logoro e stanco il personaggio, la stessa cosa era avvenuta negli anni settanta con i concerti. E allora, forse, un grande evento in grado di scuotere le acque in maniera fragorosa… ma chissà quale forma avrebbe preso questo potenziale evento!

Non sapremo mai nulla di quello che sarebbe realmente accaduto a partire dal 17 agosto 1977… ci resta solo l’eredità di una leggenda che ha cambiato la vita di milioni di persone in tutto il mondo.