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INTERVISTA A ELVIS, LAS VEGAS 1969

A cura di Lea Frydman

Traduzione di Alessandra "Dafne3"

 

Dopo il debutto a Las Vegas, nel 1969, Elvis rilasciò questa intervista, una rarità.

Nel corso della sua vita, ne concesse pochissime. E, quando lo fece, le domande furono molto blasè, tanto che non abbiamo conosciuto a fondo l’uomo celato nella leggenda. Nella singolare intervista che segue, la prima dopo nove anni di silenzio, Elvis parlò al fine di mettere le cose in chiaro e, al contempo, mostrando una particolare abilità nel deridere se stesso.

Portati a termine i contratti ad Hollywood e godendo del recente successo dello Special televisivo (1968), un Elvis maturo si risvegliò col ritorno agli spettacoli dal vivo.

Per la prima serata, Elvis perse i chili acquisiti ad Hollywood. In forma e bellissimo, sano e rilassato nel suo semplice completo nero, schivò i quesiti della stampa, con una bravata tipica delle celebrità, sedendosi e concedendosi un lungo e torpido sorso d’acqua.

Dato il mancato beneficio di domande bruciapelo, Elvis si lanciò in una tiritera.

“Come sia entrato in questo business, come abbia iniziato, dove e quando e via dicendo… Hanno scritto talmente tanto su queste cose che la gente non sa la vera storia”, spiegò Elvis, col suo imperturbabile accento del Sud.

“Quand’ero ragazzo, mi sentivo l’eroe di film e fumetti. Crebbi credendo in quel sogno…Terminate le scuole superiori, mi misi a fare il camionista. Sai, ero solo un povero ragazzo di  Memphis, Memphis” disse Elvis, evidenziando il nome della città natia con un esasperato accento meridionale. “Guidavo un camion e imparavo il mestiere di elettricista” sorrise.

“Credo di aver imboccato la strada sbagliata, da qualche parte, lungo il confine”

“Un giorno entrai in uno studio di registrazione ed incisi un disco con un certo Sam Phillips, ai Sun Records. Lo produsse nel giro di una settimana. Io tornai a fare il camionista e me ne dimenticai, amico… Il disco uscì e riscosse un gran successo a Memphis. Iniziarono a suonarlo e fu un gran successo. Non lo sapete il perché? (Sorride). Il testo non aveva alcun significato. Ero un ragazzino, che nella canzone urlava “awopah-awh-a-awh” esclamò Elvis imitando i propri vocalismi.

“Comunque lo mandarono in onda e andò a ruba nel Sud. Ma io avevo ancora il mio impiego.

Di giorno guidavo il camion, la sera lavoravo nei night club…e cose del genere

Nel 1956 incontrai il Colonnello Sanders”, Elvis scoppiò in una risata, “No, no, Parker, intendevo Parker. Mi fece andare in tv.”

Elvis fece un grosso respiro ricordando un brutto episodio: quando fu costretto a cantare HOUND DOG ad un bassotto con indosso un cappello a cilindro.

“Allora andai in televisione. E iniziò tutto. Fu azzardato. Dico sul serio. Partecipai all’Ed Sullivan Show quattro volte. Partecipai anche allo Steve Allen Show e al Jackie Gleason Show. Mi fecero cantare ad un cane e mi filmarono da qui in su”, Elvis indicò la cintura.

“Mi dicevano sempre ‘Hey, tu! Fermo, sta’ fermo! E chiedevano, continuamente: ‘ Di dove sei, bianco?’; io rispondevo Memphis, Memphis. Pensarono ‘E’ un fantoccio, lo rispediremo da dove è venuto’ ”, Elvis scoppiò a ridere.

“ Questo debbo dirvelo”, continuò Elvis con tono cupo, “Alla mia prima audizione per l’Arthur Godffrey Talent Show, mi  stroncarono! Gridarono: ‘Amico, portalo fuori da qui! Portalo via ’. Poi invece scaricarono quel fesso! Come si chiama?”, Elvis si rivolse al padre. Vernon fece spallucce. “Pat Boone, sì, era Pat. A me piaceva, perchè aveva una bella voce, tutto sommato…Comunque, dopo mi spedirono a Hollywood. A girare films. Era tutto nuovo per me. Avevo soltanto 21 anni…Quando gridarono ‘azione’, ah ah, io non sapevo cosa fare. Perciò urlai Memphis! Memphis!” scherzò Elvis, scuotendo la spalla destra. “Mi guardarono e dissero: ‘Non può fare di più’ …”

“Girai quattro films e, nel ’58, ci fu la chiamata alle armi. Entrai nell’esercito e vi rimasi per un paio d’anni. Fu davvero buffo…

Specularono un sacco sul mio taglio di capelli e su tutto quel trambusto. Ero un soldato ora”, Elvis si alzò e si esibì nel saluto militare, “Sissignore!”

“Poi seppi del congedo e dei prossimi films. Il primo si intitolava GI BLUES ed io credetti di essere ancora nell’esercito”, disse Elvis, ammiccando inquieto e guardandosi attorno, come se non sapesse dove fosse.

“Ho fatto films buoni che mi hanno procurato molto successo, come Blue Hawaii…ed altri da dimenticare!”

Quando gli fu chiesto se pensava fosse stato un errore incidere quelle terribili colonne sonore, Elvis ammise “Certamente persi la mia direzione musicale ad Hollywood. Le mie canzoni, così come gran parte delle mie pellicole, erano una sorta di nastro trasportatore finalizzato alla distribuzione di serie…”

“Ora sono tornato e sulla strada giusta…”, Alzò il bicchiere e brindò alla stampa. “Con quei film sono caduto nella routine. Ora voglio riparare. Mi è mancato davvero esibirmi dal vivo, davanti ad un pubblico…Ecco perchè sono qui…”, Elvis si alzò e fece un inchino.

I giornalisti gli tributarono una standing ovation. Con voce dolce e gentile, concluse: “Spero di non avervi annoiato troppo raccontandovi la storia della mia vita…”

 

 

********************

 

Dinner Show uno alle 8.15 e uno alle 12.00 p.m. al International Hotel a Las Vegas. Dopo vi fu una conferenza stampa alla Convention Hall dell’hotel.
Eccone una parte.


Elvis è accompagnato da Vernon, dal Colonnello, da Charlie Hodge, da Joe Esposito, da Lamar Fike e da Sonny West.
Giornalista: Perché non siete salito sul palco prima?
Elvis: Dovevo attenermi ai miei contratti cinematografici. Il contatto diretto mi mancava. Diventava sempre più difficile cantare per una videocamera. Ho sempre voluto esibirmi durante questi nove anni. A partire da oggi, mi impegnerò di più a stare sul palco e a fare meno film.
Giornalista: Farete della altre tournée?
Elvis: Spero bene. Mi piacerebbe esibirmi in tutto il mondo. Si, anche in Inghilterra. Ho scelto Las Vegas perché la gente che ci viene è di tutto il mondo.
Giornalista: Ne avete abbastanza dei set dei film?
Elvis: Si, sogno degli scenari diversi. Ho più piacere ad esibirmi davanti ad un pubblico come stasera che cantare nei film.
Giornalista: Quale genere di film le piacerebbe interpretare?
Elvis: Un ruolo profondo. Non voglio più giocare il ruolo di quello che si batte a pugni con qualcuno e dopo canta una canzone.
Giornalista: Era nervoso stasera?
Elvis: Si, durante le prime tre canzoni, dopo mi sono rilassato.
Giornalista: Si ricorda la prima volta che lei è venuto a Las Vegas?
Elvis: Si, sicuro. Avevo diciannove anni. Nessuno sapeva chi ero e da dove venivo.
Giornalista: Come si sente ad essere papà?
Elvis: Lo adoro.
Giornalista: Avete l’intenzione di ampliare la famiglia?
Elvis: Se capita ve lo farò sapere.
Giornalista: Come fa a rimanere sempre cosi giovane?
Elvis: Non so. Uno di questi giorni lo scoprirò probabilmente.
Giornalista: Signor Presley sono stato inviato dalla Enterprises Lord Sutch per farle un’offerta da un milione di dollari per due apparizioni al Wembley Stadium in Inghilterra. Il prezzo include un documentario che sarà filmato durante e dopo lo show. Non prenderà più di una giornata.
Elvis punta il dito in direzione del Colonnello e dice ridendo: dovete domandare a lui.
Parker chiede all'interlocutore di ripetere l’offerta, ma egli ritratta. Così Parker gli risponde di fare un deposito a garanzia.
Giornalista: Quanto è pagato per questi concerti?
Parker: Siamo soddisfatti di quanto abbiamo guadagnato. Sono contento che Elvis si qua.
Giornalista: È vero che siete stati pagati con azioni dell’hotel?
Parker: Certo che no. La sola cosa che abbiamo a gratis sono gli asciugamani nella camera.
Giornalista: Quando ha incontrato i Beatles perché la stampa non è stata invitata?
Elvis: Questo ci ha permesso di parlare più francamente e di fare quello che volevamo con libertà.
Giornalista: Da dove viene il modello del suo costume sul palco?
Elvis: Da un kimono di karaté che porto.
Giornalista: Che cosa pensa di Hollywood?
Elvis: Non mi piace, non ho niente contro, ma non mi piace.
Giornalista: Cosa le piace fare quando è a Graceland?
Elvis: Mi piace cavalcare, nuotare e parlo con i turisti che ci sono davanti al cancello.
Giornalista: Come ha scelto le canzoni per lo show?
Elvis: Canto semplicemente le mie preferite.
Giornalista: Perché ha scelto un gruppo vocale di ragazze nere?
Elvis: Perché danno un giusto feeling, sapete: il feeling soul.
Giornalista: Sta provando a cambiare la sua immagine con delle canzoni come in the ghetto?
Elvis: No. In the ghetto è semplicemente una bella canzone. Dopo averla sentita non potevo non farla.