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ALL SHOOK UP (luglio 2005)
di Marco "steamroller" Lofino
Nell’enormità del materiale audio uscito
in questi anni, fra esibizioni dal vivo registrate professionalmente e
via soundboard, i concerti della prima stagione di Elvis a Las Vegas,
quelli del grande ritorno sulle scene, hanno sempre un fascino
particolare, un’atmosfera magica palpabile un suono così unico e
inconfondibile alle orecchie di chi ascolta.
La RCA all’epoca registrò
professionalmente tutti i concerti dal Midnight show del 21 agosto fino
al concerto di mezzanotte del 26 dello stesso mese, ed è proprio di
questo ultimo spettacolo, pubblicato su etichetta FTD col titolo “All
Shook Up”, di cui ci occupiamo in questa recensione..
Con questa emissione la BMG-FTD è arrivata
a pubblicare il terzo concerto di questa stagione nella sua interezza.
Per questo e non solo bisogna apprezzare, laddove è ben svolto e ha
finalità non solo meramente di cassa, il lavoro di Ernst Micheal
Jorgensen che ha permesso di far godere di tali gioielli rimasti
nascosti per tanto, troppo tempo
Un’altra decina di concerti resta pertanto
inedito negli archivi BMG, ma essendo tutti piuttosto simili nella
scaletta ritengo sia difficile che un altro show dell’agosto 1969 venga
pubblicato a breve.
Il concerto in questione, quello del 26
agosto (midnight show) è a mio avviso il migliore fra quelli pubblicati
fin ora, e per tre valide ragioni
La prima sta nella straordinaria qualità
delle interpretazioni che Elvis fornisce dei brani eseguiti. Senza
citarli tutti, occorre menzionare la grinta con cui vengono presentati i
classici degli anni cinquanta, vedi il medley Jailhouse Rock – Don’t Be
Cruel”, graffiante e penetrante come non mai, una versione fantastica
tutta d’un fiato di “I Got A Woman”, la consolidata “Runaway” (con
successiva presentazione al pubblico dell’autore del pezzo, Del Shannon)
e la solita, per quella stagione, ed immancabile, versione di oltre
sette minuti di “Suspicious Minds”. Le versioni live 1969 di questo
fantastico brano restano ancora le migliori per carica emotiva, grinta
interpretativa e arrangiamento vocale e strumentale.
La seconda ragione consiste nell’umore
assai spensierato e gioioso di Elvis, talmente rilassato da lasciarsi
addirittura andare, forse in un eccesso di rilassatezza, (ascoltate il
cd e verficherete il fatto, è divertentissimo, con un Elvis divertito
scusarsi con il pubblico e la band) ad un rutto, evidentemente
involontario, appena dopo le presentazioni della band e prima di fornire
un’altra magistrale interpretazione di “In The Ghetto”. Davvero
insolito, davvero incredibile. E’ Elvis Presley, anche nell’ormai
arcinota “laughing version” di Are You Lonesome Tonight, già pubblicata
in svariate salse ma ora contestualizzata nel suo concerto di
appartenenza.
Terza e ultima ragione, strettamente
legata alla prima, è la volontà da parte di Elvis di modificare la
consolidata scaletta provando due pezzi assolutamente nuovi incisi pochi
mesi prima in studio nelle leggendarie session di Memphis. Si tratta in
ordine cronologico di esecuzione di “Rubberneckin’” e “This is The
Story”.
Nel primo caso presenta il brano chiedendo
quasi conferma, se non addirittura conforto, alla band (“Can we do
Rubberneckin’ ? ). Dopo circa un minuto il primo tentativo di
“Rubberneckin” viene interrotto. Elvis non è soddisfatto e chiede un
ritmo leggermente piu veloce. Il brano viene ripreso daccapo e la
versione che segue, più veloce e ritmata rispetto a quella in studio, è
trascinante e dirompente come non mai, specie nel finale.
“This Is The Story” è veramente una
gradevole sorpresa, interpretata con gusto, delicatezza e humour. Si
tratta, per questi due brani,dell’unica versione “live”.
Ambedue i brani però non sono inediti.
Vennero pubblicati nel 1990 nel famoso box “Collectors Gold” ma non in
questa qualità audio, davvero eccellente.
Ultima citazione per la qualità del suono.
Nel corso del tempo in molti, anche sul web, hanno avuto da eccepire su
come questi spettacoli del 1969 siano stati rimasterizzati.
Ricorderete quanto scrissi in merito al
dinner show del 24 agosto, pubblicato nel cofanetto “Live In Las Vegas”,
in cui Dennis Ferrante aveva deciso inspiegabilmente di togliere il
pianoforte dalla strumentazione, lasciando eccessivo spazio alla
chitarra e al basso.
Tale inconveniente è stato risolto in
“Elvis At The International” in cui la strumentazione è piu bilanciata e
il risultato decisamente migliore.
Ma ancor di più è stato fatto in “All
Shook Up”. In questo concerto possiamo ascoltare nitidamente il piano di
Larry Muhoberac, specie in brani tipo “Runaway” e l’intro inziale di
“Blue Suede Shoes” e la voce di Elvis risulta forte in primo piano.
Chi ha rimasterizzato questo prodotto ha
davvero svolto un ottimo lavoro.
Per concludere possiamo dire che si tratta
di uno spettacolo di livello altissimo, pertanto consiglio fortemente
l’acquisto di questo cd.
Malgrado gli shows del 1969 siano
piuttosto simili l’un l’altro, chi scrive non si stanca mai di ascoltare
performances di assoluto valore,ma anche e soprattutto un Elvis così
forte, grintoso e pieno di voglia di vivere.
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ALL SHOOK UP (luglio 2005)
di Roberto Fiore
Dopo il bellissimo Elvis at the International che ci proponeva la data
del midnight show del 23 agosto 1969, la FTD ritorna sul luogo del
delitto con questo stupendo concerto risalente al 26 agosto (midnight
show).
Il primissimo ingaggio di Elvis a Las Vegas, con il quale egli
riprese l'attività concertistica, iniziò il 31 luglio e si concluse
il 28 agosto e ci permette di ascoltare il Presley migliore, con una
voglia incredibile di ritornare ad offrirsi al suo pubblico attraverso performance di grandissimo impatto ed energia.
Fortunatamente da qualche anno la BMG ha messo mano agli archivi e
parecchie registrazioni di quel periodo sono state pubblicate fra
l'ovazione dei fan. In particolare alcuni dei brani di questo concerto
avevamo avuto modo già di ascoltarli nel box Collector's Gold del 1989,
ma si trattava sempre di selezioni tratte da vari concerti; ascoltare
invece lo show integrale rende giustizia a questa incredibile musica e
fa capire come Elvis Presley sia stato uno dei più grandi performer del
secolo scorso.
La voce di Elvis è potente, rabbiosa e
l'artista ha una voglia incontrollabile di tirar fuori la sua energia
dopo troppi anni in cui era rimasto totalmente lontano dal suo pubblico.
Felton Jervis, il suo produttore, raccontò dopo aver visto uno di questi
show: "Sembrava un selvaggio, o un pazzo. Sembrava essere in più punti
del palco contemporaneamente e a un certo punto per poco non si fece
male - fece capriole, ruote e tutto questo genere di cose. Alla fine, e
non sto scherzando, tutti dovemmo convincerlo a non fare cose del
genere."
La nuova band messa su per i concerti all'International
suona un rock blues superlativo; così sembrano rinascere a nuova vita i
vecchi brani e quelli più recenti delineano in maniera convincente i nuovi
percorsi musicali del nostro. James Burton & Co. sembrano suonare con
Elvis da sempre e lo show è una continua sinergia fra il cantante e i
musicisti.
Partita come di consueto in quel perido con una potentissima Blue Suede
Sohes, la scaletta di
questo concerto riserva parecchie sorprese, ma non mancano veloci e
piacevolissime rivisitazioni degli hit fifties che mandano in visibilio
il pubblico.
Fra le particolarità (già ascoltate su
altri dischi) c'è la versione laughing di Are you lonesome tonigth.
Elvis inizia a cantare il brano, ma ad un certo punto viene preso da una
incontrollabile risata isterica che porta avanti per tutta l'esecuzione,
nonostante più volte cerchi di concentrarsi e continuare a cantare.
Pochi mesi prima Elvis aveva registrato
presso gli American Studios di Memphis alcuni dei migliori brani della
sua carriera, fra cui Suspicious Minds. Ecco che durante questi concerti
inizia a sperimentare la resa dei nuovi brani in versione dal vivo: alcuni
saranno conservati nello show per parecchi anni, mentre altri saranno
purtroppo quasi subito abbandonati perchè Elvis non era soddisfatto
del risultato live che era riuscito a dare. In questo show ci sono proprio
due brani di quest'ultimo tipo e perciò delle vere gemme rare e
preziose.
Il primo è Rubberneckin', un
divertente rhytm and blues dal sound tanto coinvolgente che se ne
sarebbero ricordati i discografici nel 2003, offerendone una versione
remix. Elvis prova questo brano on stage, ma si sente insicuro e
lo abbandona senza cercare di trovare la verve giusta. Stesso
discorso per This is the story, una stupendo brano ricolmo di tristezza
con cui l'Elvis concitato e scatenato di questi show non riuscì a
conciliarsi... meglio allora tuffarsi in una lunga e dinamica Suspicious
Minds!
Lo show si chiude con la leggendaria Can't
help falling in love, che non ha ancora assunto i toni sontuosi e
melodrammatici che la contraddistinguerà l'anno successivo.
La gente inzia pian piano a defluire dall'International
e non riesce a convincersi che quell'uomo sul palco è lo stesso che
avevano visto in numerosi filmetti... Elvis Aaron Presley è tornato sul
trono.
Tracklisting: Blue Suede Shoes; I Got A Woman; All Shook Up; Love Me Tender;
Jailhouse Rock/Don't Be Cruel; Heartbreak Hotel; Hound Dog; I Can't Stop
Loving You; Mystery Train/Tiger Man; (Monologue); Baby What You Want Me
To Do; Runaway; Are You Lonesome Tonight? (laughing version);
Rubberneckin'; Yesterday/Hey Jude; (Introductions); In The Ghetto; This
Is The Story; Suspicious Minds; Can't Help Falling In Love.
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