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ALOHA
FROM HAWAII VIA SATELLITE (febbraio 1973)
di
Roberto Fiore
Lo show del
14 gennaio 1973 a Honolulu, Hawaii è stato uno degli eventi più
leggendari nella storia di Elvis e in quella dell'intero mondo dello
spettacolo. Il concerto fu teletrasmesso in diretta via satellite in
Asia e Australia e in differita in 13 paesi europei ottenendo circa un
miliardo di spettatori; negli Stati Uniti fu trasmesso dalla NBC il 4
aprile 1973.
Preceduto da
uno show di prova il 12 gennaio (sempre a Honolulu), il concerto del 14 si
svolse alle 12:30, un orario anomalo studiato per agevolare gli spettatori
asiatici (che videro lo show in diretta quando da loro erano circa le
19:30).
L'album che
conteneva la registrazione dello show uscì come doppio nel febbraio 1973
e arrivò al primo posto in classifica; anzi Aloha rappresentò
l'ultimo album n. 1 in USA con Elvis in vita.
L'evento
ovviamente ebbe una lunga e accurata preparazione, e grande attenzione fu
riservata alla compilazione della scaletta. Infatti
troviamo sull'album ben otto canzoni che qui appaiono per la prima volta: Something,
You gave me a mountain, Steamroller blues, My way, It's over, I'm so
lonesome I could cry, What now my love, Welcome to my world. Il fan di Elvis che nel febbraio 1973 acquistò il disco quindi si trovò
di fronte quasi a un nuovo album, piuttosto che al solito live/greatest
hits.
Parlando
dello show e della qualità della performance, bisogna innanzi tutto
ricordare che il precente anno 1972 non era stato per Elvis il massimo: la
separazione da Priscilla, i problemi di salute e la dipendenza da farmaci
che continuavano a peggiorare. Infine l'attività concertistica, che
iniziava a perdere la carica del 1969/70 per trasformarsi pian piano in
routine (nel '72 Elvis effettuò 164 show); nei mesi immediatamente
precedenti all'evento Elvis si sottopose a una ferrea dieta e andò giù
di parecchi chili, e in effetti il famoso video lo mostra in forma fisica
buona, anche se poi non proprio perfetta.
Ecco come
Guralnick ci parla dello show di prova del 12: "Non c'è niente di
quella maniacale energia dello special del 1968, o anche dei primi show a
Las Vegas, se non un breve momento finale alla fine di An American Trilogy,
mentre il coro cresce di intensità, la batteria rulla ed Elvis se ne sta
la con aria meditativa, un sopracciglio inarcato, la sua mente per un
momento intenta a riflettere sul destino, mentre la musica lo porta ancora
una volta lontano, lontano. [...] Il 14, quando Elvis salì sul
palco, sembrò ancora più distante; lo show ebbe dei bei momenti
musicali, questo è certo, ma l'atmosfera generale risultò essere ancora
più artefatta e innaturale, e nonostante la drastica dieta Elvis dette
l'impressione di essere particolarmente gonfio, e la sua espressione sembrò
vacua e inespressiva".
Ecco, come
sottolinea Guralnick il difetto peggiore del concerto è proprio in un
Elvis distante e non molto convinto.
Si inizia
con la leggendaria Also Sprach che come al solito introduce una
solida See see rider, a seguire Burning Love, un pezzo del
'72 che fa salire l'adrenalina al pubblico dell'International Centre. Poi
il ritmo si calma molto, ed è introdotto il primo pezzo nuovo: Something
dei Beatles. La versione è molto bella, certamente però inferiore
all'originale che ha un'atmosfera più semplice e intimista. Poi abbiamo You
gave me a mountain, un pezzo davvero notevole che ci fa pensare alla
separazione da Priscilla (potete trovarlo anche nell'album In Concert
di cui parlavo sopra). Il pezzo seguente è Steamroller blues, un
buon brano di James Taylor, ma non certo il miglior blues di Elvis
(ascoltate Stranger in my home town).
L'altro
brano inedito è My way. Di questa famosa canzone dobbiamo dire
innanzi tutto che è stata scritta da Claude François, mentre Paul Anka
ne curò semplicemente la traduzione in inglese. Meno che mai l'autore del
brano è Frank Sinatra, come molti pensano. Di questa versione elvisiana
possiamo affermare che è un po' troppo melodrammatica (la trovate ancora
una volta su In Concert!). Poi c'è una veloce ripassata con Love
me e di seguito Johnny B. Goode che Elvis aveva presentato su
disco già sull'album live In Person nel 1969. Altro brano inedito
è It's Over, una canzone molto triste che contribuisce a
rendere il disco un po' "pesante" e poco equilibrato fra i
momenti melodici e quelli movimentati a tutto favore dei primi. Blue
suede shoes è un brano leggendario che non permette alcun tipo di
commento e si continua con l'inedito I'm so lonesome I coud cry, un
brano del mitico artista country Hank Williams a cui Elvis rende
omaggio... grande. I Can't stop loving you proviene dal
repertorio di Don Gibson, gia affrontata da Elvis nel citato In Person.
Vale il discorso di Something: la versione originale è
caratterizzata da un'atmosfera più intimista... mentre l'interpretazione
di Elvis è certo bella ma troppo fragorosa. Hound dog è una
sveltina da 60 secondi (come al solito) e arriva l'ennessimo inedito: What
now my love. Ve la ricordate Et maintenant di Gilbert Becaud?
Elvis ne offre una bella versione anglosassone, ma anche questa canzone
starebbe meglio nel repertorio di Frank Sinatra che in quello di Elvis. Fever
non l'ho amata mai tantissimo neppure su Elvis is back!, poi
abbiamo l'ennesimo strappalacrime con Welcome to my Word, un hit di
Jim Revees, di seguito, quando molti già disperavano, finalmente
arriva la cavalleria: Suspicious Mind! La grandissima, immane Suspicious
mind, quando la ascolti non puoi che credere con tutte le tue forze
nel potere della musica: ELVIS SEI GRANDE!
Preceduta
dalla famosa presentazione della band, abbiamo I'll remeber you,
una bella love song del 1966 di Kuiokalaani Lee. Si prosegue con uno
sfrenato medley Long tall Sally/Whole lotta shakin' goin'on (una
delle cose più belle di tutto lo show), poi l'atmosfera si fa solenne con
An American trilogy... anche questo è fra i migliori momenti del
concerto.
Dopo la
maestosità della trilogia si ritorna sulla terra con un'ottima A big
hunk o' love. Questo è uno dei più grandi brani rock & roll
fifties, e anche in questa reinterpretazione le emozioni non mancano... Lo
show si conclude con la leggendaria Can't help falling in love,
secondo me la più bella versione in assoluto cantata da Elvis nei
seventies, davvero un'emozione incredibile.
La versione digitally remastered offre cinque bonus
traks: Blue Hawaii, Ku-U-I-Po, No more, Hawaiian wedding song, Early
morning rain. Queste sono
cantate live da Elvis sul palco poco dopo la fine dello show, senza
pubblico. Provenienti dalla colonna sonora di Blue Hawaii (tranne Early
morning rain), queste canzoni sono davvero bellissime, molto superiori
all'originale, la voce di Elvis è splendida.
In
definitiva Aloha ha rappresentato un grande evento, ma dal punto di
vista strettamente musicale, rimane solo un bel concerto... non fra i
migliori in assoluto eseguiti da Elvis.
La scaletta dello show, seppur ricca di nuove canzoni, non
è secondo me felicissima, e ci dona un'idea del sound di Elvis abbastanza
parziale.
In ogni
caso, a prescindere da qualsiasi considerazione, un pezzo di storia da
avere assolutamente nei propri scaffali.
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