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AN
AFTERNOON IN THE GARDEN (marzo 1997) di
Marco "Steamroller" Lofino
Atteso per venticinque
anni a completamento del mitico "evening show" del 10 giugno 1972 (Elvis as recorded at Madison Square Garden), questo
fantastico CD contiene il concerto del pomeriggio che Elvis tenne a New
York lo stesso giorno. Lo show fu il secondo di quattro che il colonnello
Parker aveva programmato per le giornate dal 9 all'11 di giugno. Il
risultato di questa tre giorni nella "grande mela" fu un trionfo
per Elvis che, oltre ad essere Re del rock per sua natura, divenne per 72
ore anche Re di New York, riuscendo a far riempire in ogni ordine di posti
il leggendario Madison Square Garden. Un record assoluto di quasi
ottantamila biglietti venduti in tre giorni. Un exploit notevole anche
perché all'epoca era difficilissimo (come peraltro ancor oggi) aggradarsi
l'esigentissimo pubblico newyorkese. Ma ora vediamo nello specifico cosa
ci propone questo album.
Also Sprach
Zarathustra,
al solito, apre lo show, seguito dal rullo di batteria di Ronnie Tutt (ndr:
chi vi scrive non ha potuto per motivi anagrafici vedere Elvis cantare dal
vivo ma ha assistito al concerto virtuale di Zurigo nell’aprile 2001, e
vi assicuro che sentire suonare la batteria da Ronnie è una delizia per
le orecchie, così come sentire suonare i suoi amici-colleghi della TCB
band…) che introduce una velocissima versione di "That's All Right
Mama". Elvis fin dalle prime note appare forte e vigoroso, in
controllo assoluto della situazione. Sarà una delle ultime volte che
Elvis aprirà i suoi concerti con questo pezzo. Dì lì in avanti sarà
sostituita dalla non meno eccitante "See See Rider".
Il concerto prosegue
con una fantastica cover del capolavoro dei Creedence Clearwater Revival
"Proud Mary". Dopodichè tocca alla bellissima "Never Been
To Spain", un pezzo che un anno prima venne portato al successo dai
Three Dog Night, eseguito con vigore e convinzione." Until It's Time
For You To Go" mostra (se ce ne fosse ancora bisogno) l'estrema
versatilità della voce di Elvis, in grado di passare da rock and roll
frenetici a dolcissime ballate come quella sopracitata per passare poi a
"You don't have to say you love me".
Segue una canzone che per chi scrive è uno degli emblemi dell'Elvis
anni settanta dal vivo, la mitica e trascinante "Polk Salad Annie".
La canzone nel corso degli anni subì varie modifiche nell'arrangiamento e
nella velocità del pezzo, ma ogni versione è ADRENALINA PURA, non a caso
fu una delle canzoni che Elvis cantò con maggior frequenza nel periodo
1969-1977. Anche questa versione non fa eccezione, esaltando le
straordinarie qualità del bassista Jerry Scheff, a cui Elvis si rivolge
prima dell'inizio del brano con la mitica frase "Take it on Jerry!
"
"You've Lost That Loving Feeling" è un altro dei marchi
di fabbrica dell'Elvis anni settanta, un pezzo pieno di atmosfera
interpretato con stile, classe e grinta.
Inutile forse stare a
soffermarsi su ogni canzone, perché è difficile trovare una pecca in uno
show così riuscito e trascinante. I pezzi anni cinquanta vengono come al
solito un po' trascurati da Elvis, eseguiti frettolosamente forse perché
preferisce passare a materiale che stimoli di più le sue infinite capacità
vocali. Dai pezzi dei "fifties", una nota di merito va data a
Elvis per la sua versione di "Heartbreak Hotel", decisamente
blues e forse l'unico brano degli anni cinquanta che regge il confronto
con quella originale in studio di quel periodo.
Si può dire, a mio
modesto parere, che forse lo show della sera ha una rarità, quella
meravigliosa "The Impossible Dream" che Elvis decise di non
includere nella scaletta dello show del pomeriggio, preferendo al suo
posto regalare al pubblico di New York una splendida "I'll Remember
You".
"An American
Trilogy" era un numero quasi nuovo per Elvis all'epoca, avendolo
cantato per la prima volta a
Las Vegas il 26 gennaio dello stesso anno. Elvis mette tutto quello che ha
nell'interpretazione di questo assai ben curato
collage di tre tradizionali pezzi americani ("Dixie, Glory
Glory Halleluia, John Brown's Body) manifestando tutto il suo infinito
amore per la sua terra e le sue origini.
Dopo una grintosissima
"I Can't Stop Loving You", in cui la voce di Elvis raggiunge
toni altissimi, il concerto si chiude come al solito con la bellissima
"Can't Help Falling In Love"
In conclusione, posso
solo aggiungere che il concerto è straordinario e molte persone che
denigrano l'Elvis anni
settanta dovrebbero ascoltarselo e riascoltarselo. Di sicuro cambierebbero
idea e capirebbero che gli anni settanta furono un periodo in cui Elvis
regalò molto alla musica oltre che ai suoi adorati fan.
Francamente non so cosa rispondere quando mi si chiede
quale sia migliore fra questo show (afternoon) e quello della sera.
Sono ambedue godibili ma soprattutto imprescindibili per un vero fan di
Elvis che si rispetti.
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