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BLUE HAWAII (ottobre 1961)

di Roberto Fiore

 

E’ indiscutibile che il lungo periodo in cui Elvis si dedicò all’interpretazione di una serie di filmetti rappresenta il periodo più infelice di tutto il suo percorso artistico; ad ogni modo i primi passi intrapresi al principio degli anni sessanta non facevano presagire nulla di così rovinoso, anzi il nuovo decennio era iniziato nel migliore dei modi.

Appena rientrato dal servizio militare Elvis si presentò al pubblico con un album immenso, Elvis is Back (aprile 1960), successivamente con la graziosa colonna sonora di G.I. Blues (ottobre 1960), per poi concludere l’anno con l’incredibile His Hand in Mine (dicembre 1960).

Ed eccoci nel 1961 con Something for Everybody (luglio) e infine la colonna sonora di Blue Hawaii (novembre), oggetto di questa recensione.

Togliamoci subito il dente: a mio avviso Blue Hawaii è un album davvero ottimo, e deve essere apprezzato per la sua omogeneità, per la sua semplicità e la grazia con cui ci offre canzoni esotiche e piacevoli. Unica canzone banale mi sembra Moonlight Swim (by Sylvia Dee/Ben Weisman), alcune sono semplicemente carine, mentre vi sono anche autentici gioiellini.

Una chiave d’ascolto molto appassionante per Blue Hawaii è rappresentato dalle versione che Elvis diede di Blue Hawaii, Ku-U-I-po, No More e Hawaiian Wedding song il 14 gennaio 1973, in occasione del mitico concerto nelle Hawaii. Queste canzoni sono reperibili nella nuova edizione dell’album Haloha from Hawai via satellite come bonus tracks.

Sono canzoni davvero stupende, Elvis le canta a distanza di più di dieci anni rispetto l’incisione originale, e ci fa riscoprire tesori che distrattamente avevamo ignorato. La sua voce è avvolgente e la musica confidenziale e fascinosa, subito viene voglia di riascoltare Blue Hawaii, e ripensare a quelle vecchie canzoni… forse troppo snobbate, forse con sufficienza accantonate da chissà quanto.

Ed allora questo disco può essere esaminato sotto diverse prospettive, certo con le inevitabili pecche e leggerezze da cui comunque non è esente, ma con un sentimento di spensieratezza e ingenuità che non possono non farcelo amare.

 Oltre le quattro gemme già segnalate, l’esotica Aloha Oe (Bing Crosby, 1936), le divertenti e ritmate Almost Always True, Ito Eats, la sensuale  Hawaiian Sunset (davvero bella)… e infine Can’t Help Falling in Love su cui ogni commento o aggettivo è superfluo…

Probabilmente se fossero state dedicate a Blue Hawaii più energie, più passione, invece che concentrare il lavoro sempre e solo sulle esigenze di cassetta, oggi avremmo potuto parlare di questo disco come di un capolavoro.

 Ad ogni modo Blue Hawaii, che raggiunse il n. 1 in classifica,  rappresentò il più grande successo fra tutte le colonne sonore realizzate da Elvis; anche il film ebbe un successo immenso (incasso globale di 14 milioni di dollari) divenendo il fac-simile sui costruire le pellicole successive, che però ebbero colonne sonore nettamente inferiori. 

Un disco tutto da riscoprire, per chi non l’avesse già fatto, impreziosito nella edizione digitally remastered da innumerevoli inediti.