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UP (giugno 2003)
di
Paolo Carù (da Buscadero 249, settembre 2003)
Un nuovo box di Elvis è sempre un avvenimento nel bene e nel
male. Se quello uscito lo scorso anno, Today Tomorrow and Forever, non era
pari alle attese ( per la scelta di alcune canzoni ), questo è molto più
soddisfacente.
E’
diviso in quattro capitoli e contiene 89 canzoni, tutte ovviamente in
versione inedita.
C’è
ancora molto da scoprire, come ha confermato Ernst Mikael Jorgensen, e Close
Up ne è la conferma.
E’
vero che brani nuovi non ce ne sono, ma box come questo sono la manna per i
fans di Elvis, anche perché nel mazzo di registrazioni inedite ci sono
sempre delle vere chicche e perché spesso permettono di riscoprire canzoni
da tempo dimenticate. Il cofanetto diventa indispensabile ascoltando già il
primo cd.
Infatti
Unreleased Stereo Masters From the ‘50s raccoglie una serie di
canzoni formidabili che la tecnica di rimasterizzazione ci restituisce in
versione scintillante.
L’
incisione è superba e le registrazioni ( si tratta di registrazioni
binaurali con la voce ed al massimo uno strumento da una parte ed il resto
nell’ altra ) eccellenti.
Jorgensen
ha comunque lavorato duro per dare una parvenza stereo alle registrazioni e
direi che ci è riuscito molto bene, ha restituito brillantezza alle canzoni
: è una gioia risentire queste canzoni in una primitiva forma stereo.
Un
esempio è Treat me nice ( First Movie Version ) molto diversa
dall’originale ed anche dalla versione apparsa nel film ( la Second
Movie Version ) : un esempio del work in progress che Elvis faceva per
ogni canzone.
La
take 19, cioè la First Movie Version, è una vera chicca e ci presenta Elvis
ed i Jordanaires in forma smagliante : una versione più rock, più
sincopata, leggermente più lenta, caratterizzata dalle varie voci, su cui si
taglia quella unica di Elvis.
Ascoltando
a fondo queste differenze si capisce il valore del cofanetto e si capisce
anche la logica dei curatori della raccolta : quella di evidenziare versioni
decisamente diverse di brani già noti.
In
tutto il CD ci sono continui stacchi, momenti in cui il cantante ed i
musicisti si scambiano opinioni, false partenze, ripetizioni degli intro.
Ma
quando le canzoni prendono corpo, come nella arcinota Jailhouse Rock,
incisa il 30 aprile del 1957, ci si trova di fronte a delle versioni persino
superiori ( e questa lo è ) a quelle originali.
Una
Jailhouse rock, più bluesy, con Scotty Moore alla chitarra ed il formidabile
piano in evidenza.
Il
CD è una fonte di continue sorprese : una fluida versione di Blueberry Hill,
estremamente rilassante e con piano che fa da seconda voce, all’ iniziale
(
There’ ll be ) Peace in the valley ( For Me ), qui in una take solo vocale che emoziona nel profondo.
Ascoltate
la magnifica ( You’ re so Square ) Baby I don’t Care, semplice
quanto trascinante, oppure la piano version di Don’t leave me now ,
dove la voce è al suo massimo, o la travolgente take 11 di I Beg
of you , con Moore in grande evidenza, le tre versioni di Young and
Beautiful e le due fast version di Loving You decisamente diverse
dall’ originale.
Unreleased
Movie Gems
Il
CD raccoglie diverse versioni alternate tratte da quattro colonne sonore :
GI
Blues, Wild in the Country, Blue Hawaii e Flaming Star.
Se
il materiale tratto da GI Blues è per collezionisti accaniti e non offre
molte novità ( pur avendo versioni interessanti di Doin’ t the Best I
Can, una rocccata GI Blues, una coinvolgente Wooden Heart
con la fisarmonica in maggiore evidenza, una Frankfort Special
abbastanza rinnovata ) ci sono comunque delle chicche non da poco.
La versione di Wild in the Country è mozzafiato ed ha
un arrangiamento molto differente rispetto all’originale ( ed anche in
questo caso la preferisco a quella già nota ) ed è un vero peccato che
Elvis non abbia mai completato questa take.
Anche
Lonely Man, Forget Me Never e In My Way sono delle takes molto
interessanti : Elvis voce e chitarra, come lo avete ascoltato ben poche
volte.
E
pure Flaming Star, take 2, suona abbastanza diversa, con l’ armonica
evocativa e la chitarra in evidenza ed Elvis con una voce meno squillante.
Come
la take 2 di Summer Kisses, Winter Tears una delle ballate più belle
che in nostro ha mai cantato, qui in una versione particolarmente riuscita.
I
Slipped, I Stumbled, I Feel rimane
uno dei brani più caratterizzati e meno conosciuti dei sessanta e questa
versione ha le stesse caratteristiche di Jailhouse Rock.
In
brani tratti da Blue Hawaii, forse la sua migliore colonna sonora ( anzi
leverei quel forse ), sono la ciliegina sulla torta: dalla breve ed
intensissima Aloha Oè alla rilassata Hawaiian Sunset, dalla
divertente Ku-U- I-Po, piena di stacchi e ripartenze, per arrivare
alla versione più rock di Slicin’ Sand, uno degli highlights di
questo disco, una canzone che contiene elementi anni cinquanta mischiata ad
influenze hawaiane.
Le
takes 14-15-16 di Can’t Help Falling In Love, uno dei capolavori
assoluti di Presley, una di quelle ballate che sono nella storia della nostra
musica, chiudono il CD.
Anche
in questo caso partenze, stop, ripartenze, voce in grande evidenza, musicalità
calda e coinvolgente.
The Magic Of Nashville
Queste
registrazione coprono il periodo 1960-1966, un periodo molto caro a
Jeorgensen che ha tratto da queste session due ottimi CD editi nella serie
Follow That Dream, venduta solo via internet, The Nashville Marathon e
Studio B.
Anche
questo CD ha diversi motivi di interesse: prima di tutto la straordinaria
versione del gospel Working on a Building che per feeling, ritmo ed
intensità, batte ai punti quella già conosciuta.
Ma
anche l’arcinota ( Marie’ s the Name of ) His La test Flame viene
presentata in questo contesto con una delle sue versioni più belle, vitali e
grintose, grazie anche alla perfetta rimasterizzazione che la riporta a nuova
vita.
Una
della tracce più interessanti del Box è sicuramente Make Me Know It :
si tratta infatti della prima registrazione in assoluto che Presley ha fatto
dopo essere tornato dal servizio militare.
Elvis
mostra di avere voce e voglie intatte, il solito feeling e la registrazione
sono di indubbio spessore : se vi fossero stati dubbi su di lui, questa
traccia li ha certamente fugati.
Senza
dimenticare US Male o la take 1 di Night Rider, decisamente una
bella scoperta, come pure la quarta versione di Just Tell Her Jim Said
Hello.
US
Male, versione 10, è l’ultima
registrazione che il nostro fece a Nashville prima di spostarsi a Memphis,
negli American Studios.
Chiudo con la bella take 4 di Singing Tree che ci
presenta un Elvis in stato di grazia.
Live
in Texas
Se non avete trovato abbastanza ragioni per fare vostro
questo cofanetto, il quarto CD dovrebbe togliervi ogni dubbio.
Si
tratta di un concerto registrato a San Antonio, Texas, il 18 Aprile 1972.
Un
concerto con Elvis in forma smagliante ed una band tosta alle sue spalle
(
James Burton, Glen D Hardin, Rot Tutt, Jerry Scheff etc. )
Al
tempo la RCA aveva pianificato la pubblicazione di un disco dal vivo per la
fine del 1972 e la scelta era caduta su questo concerto e su altre tre date,
e c’era già anche il titolo, Standing Room Only.
Ma
poi il colonnello Parker aveva deciso per il concerto del Madison Square
Garden e l’idea di Standing Room Only era stata messa in un
cassetto.
L’
Elvis di quel periodo era il migliore, per forma vocale ed espressiva, e non
a caso uno dei migliori Live mai pubblicati è proprio Elvis As Recorded
At Madison Square Garden oppure An Afternoon in the Garden (
uscito postumo ).
Il
colonnello aveva visto bene.
Ma
il concerto di San Antonio non è certo da meno, anche se il repertorio è
abbastanza simile a quello del Madison. Elvis
canta, una dopo l’altra, una serie di canzoni di grande spessore ed infila
una sequenza magica che comprende, tra le altre, See See Rider, Proud
Mary, Never Been to Spain; Polk salad Annie, All Shook Up, Teddy Bear/ Don’
t be Cruel, Heartbreak Hotel, Hound Dog, I Can’ t Stop Loving You, Love Me
Tender, For the Good Times, Can’ t Help Falling In Love.
Un cenno a parte per la sentita rilettura di How Great
Thou Art, uno dei suoi gospel più noti, e per le esplosive versioni di Suspicious
Mind e Burning Love.
Incisione eccellente e performance di grande effetto.
Elvis
at his best.
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