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ELVIS' GOLDEN RECORDS (marzo 1958)
di Carmelo Genovese
Ecco finalmente i suoi successi dorati approdare sul
padellone di
vinile. Una
portata talmente ricca da rischiare l'indigestione. Un improvviso
moto di
generosità? Pura illusione; uno studiato investimento per non
dimenticare il
soldato Elvis in procinto di lasciare le scene per raggiungere
lo Zio
Sam. Ci sono tutti i pezzi da novanta del rock'n'roll di Elvis alla
Rca
negli anni Cinquanta.
HOUND DOG
Quella che sembrava soltanto una «novelty long» (basata
cioè su di
una trovata
originale che le dava senso al di là dell'intrinseco valore
musicale)
diventa invece una delle sue canzoni simbolo. Scritta da
Leiber e
Stoller e portata in cima alle classifiche R&B dalla cantante
nera Big Mama
Thornton, nelle mani di un Elvis perfezionista (prima
di essere
soddisfatto avrà registrato oltre
30
take) si
trasforma in un
brano
irresistibile con la voce ruvida che esplode a ogni inizio strofa,
dopo il
break scandito dalla rullata della batteria. Bello l'arrangiamento
con le voci dei Jordanaires a mantenere la tensione e la chitarra di
Moore che scolpisce un altro assolo memorabile.
ALL SHOOK UP
Classe allo stato puro nell'interpretazione di questa
composizione di Otis Blackwell caratterizzata da un accompagnamento
ritmico minimalista,
effettuato dallo stesso cantante battendo sulla cassa armonica
della chitarra, che mette in risalto ancor più lo swing del suo
fraseggio; le sfumature della sua voce, soprattutto negli stacchi in
cui
essa rimane in perfetta solitudine, riescono a convogliare tutta l'eccitazione
del testo e molto altro ancora di difficile definizione, in una
dimostrazione
di talento naturale che rende assolutamente inutile
qualunque
tentativo di notazione musicale. Uno dei suoi dischi più
significativi
e rappresentativi, non soltanto per lo straordinario successo
commerciale.
JAILHOUSE ROCK
Una delle più belle composizioni di Leiber e Stoller. La voce unisce
alla
perfezione gli stacchi delle strofe e il boogie del ritornello. Un fantastico
rock'n'roll rappresentato in una delle scene cinematografiche
più riuscite della sua carriera hollywoodiana.
TOO
MUCH
Un grande successo nonostante sia un po' troppo
ripetitiva e squadrata.
L'unico
momento di sorpresa è l'assolo di uno Scotty Moore
che tradisce temerarietà o confusione.
DON'T BE
CRUEL
L'impostazione stilistica di questa canzone scritta dal grande Otis
Blackwell
rappresenta al meglio ciò che l'ascoltatore medio identifica con la
musica di Elvis. Un ritmo coinvolgente, un coro accattivante e
una voce che
conquista e vezzeggia le orecchie degli ascoltatori con
una classe
inimitabile. Gemiti, singhiozzi ed esclamazioni si susseguono
senza drammaticità promettendo in maniera seducente ciò che
alle parole non
sarebbe stato consentito fare; oggi può apparire di
un'eleganza
inoffensiva ma all'epoca
scatenò una tempesta ormonale
nei milioni di ragazze che avevano raccolto il messaggio.
THAT'S WHEN YOUR HEARTACHES BEGIN
È curioso confrontare il traballante demo del 1953
registrato a
pagamento negli
studi Sun e questa autorevole versione di quattro
anni e diversi milioni di dollari dopo... Chissà quali pensieri
saranno
passati nella sua testa e che divertita soddisfazione mentre
la reincideva gratis.
LOVE ME TENDER
Registrata negli studi Century Fox nell'agosto del i956
per I'omonmo
film, è una delle ballate più famose del suo repertorio.
Accompagnato
soltanto dalla chitarra, riprende delicatamente la
melodia della
vecchia ballata
Aura
Lee
aggiornandola per le teenager degli anni Cinquanta.
TREAT ME NICE
Un'altra bella canzone di Leiber e Stoller che appaiono
anche nel film
come musicisti
del gruppo che accompagna il cantante.
Musicalmente
segue il cliché di
Don't Be Cruel
e All Shook Up.
ANYWAY YOU WANT ME
Lento d'atmosfera dolce come lo sciroppo d'acero fin dal
glissato alta
Santo & Johnny della breve introduzione strumentale.
I WANT YOU, I NEED YOU, I LOVE YOU
Ballatona di amore inevitabile con i Jordanaires che
regalano un morbido
tappeto vocale e il ritornello che si increspa in un prevedibile
doo-wop. Sicuramente fece sognare milioni di ragazze.
Tratto dal libro ELVIS PRESLEY (Editori Riuniti,
2003). Per gentile concessione dell'autore.
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