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FROM ELVIS PRESLEY BOULEVARD (maggio 1976)

di Roberto Fiore

 

 All’inizio del 1976 il mondo di Elvis era rappresentato quasi esclusivamente dalla sua stanza da letto: era qui che consumava le proprie giornate piene di tristezza. L’ultimo concerto era stato quello del 31 dicembre 1975 a Pontiac, e il prossimo tour sarebbe ripartito da Johnson City solo il 17 marzo (per risollevare la sua situazione finanziaria in quel momento non brillantissima).

  Altra caratteristica di quel periodo era la fortissima avversione maturata da Elvis nei confronti dello studio di registrazione: mentre i concerti procedevano quasi regolarmente, era diventato davvero impossibile trascinarlo in studio.

  Se dunque Maometto non andava dalla montagna… la RCA pensò bene di installare uno studio di registrazione a Graceland, per rendere più agevole il lavoro; lo studiolo dietro la cucina si trasformò in quella che in seguito sarà nota come jungle room.

  Le registrazioni iniziarono il 2 febbraio, ma in maniera molto svogliata e demotivata: i sessionman attendevano con impazienza i pochi momenti in cui Elvis decideva di uscire dalla sua stanza da letto per decidersi a cantare qualcosa.

  La predilezione di Elvis andò in queste session a brani malinconici e lacrimevoli; in effetti, questi rappresentavano al meglio lo stato di un uomo sofferente, e non a caso l’album si apre con Hurt (ferito), una canzone che amava nell’interpretazione di Roy Hamilton del 1954. Come non cogliere in Hurt il grido di dolore di Elvis? “Più che un’interpretazione è un’espressione del sentimento descritto nel titolo” (Guralnick). 

  Il disco prosegue con una solenne Never Again (fra le mie preferite di queste session), una canzone che poteva stare benissimo su That’s The Way It Is. Poi abbiamo Blues Eyes Crying In The Rain, un modesto country che, per quanto se ne sa, fu l’ultima canzone cantata da Elvis ai suoi amici poche ore prima di morire. Segue Danny Boy, proposta da Vernon: l’atmosfera è molto intima e triste e rende questa canzone per pianoforte bellissima. The last farewell è un altro brano debole dell’album; questo lento da quattro soldi però piaceva moltissimo ad Elvis nella versione di Gerge Whitaker uscita l’anno prima. 

  La canzone successiva è For The Heart… come possiamo definirla? Una piccola Burning Love… ed, infatti, l’autore dei due brani è lo stesso: Dennis Linde. E’ la canzone più vitale del disco, fresca e piena d’energia, Elvis sembra divertirsi molto nel cantarla e per un attimo sembra di ascoltare un uomo più fiducioso in se stesso. Guralnick definisce questa canzone “un esempio di quei rock ‘n’ roll seducentemente trascinanti che un tempo avevano rappresentato l’ingrediente principale dello stile di Elvis”. 

  La band timbra il cartellino con Bitter They Are, Harder They Fall, e si invischia in una nova canzone strappalacrime con Solitarie (costata alla band nove ore di lavoro, giacché Elvis spariva spesso in stanza da letto). Love coming down è una canzone di Jerry Chesnut, uno dei songwriters country preferiti da Elvis (dello stesso autore Never Again, molto superiore). Il disco si conclude con la dolce I’ll Never Fall In Love Again, una canzone che è molto amata dai fan.

  Tirando le somme, questo album ci offre un Elvis stanco, spesso demotivato… ma incredibilmente affascinante, capace di far suscitare nell’ascoltatore innumerevoli emozioni cantando canzoni bellissime. Elvis dolcemente ci ospita nei suoi territori pieni di malinconia e disillusioni, in queste che sono fra le sue ultime incisioni, e quindi rappresentano una fase creativa che verra tristemente bloccata dalla sua morte l’anno seguente. L’album ebbe un modesto successo, non riuscendo a fare meglio di una posizione n. 41 nelle chart.

  Una nota di biasimo per la RCA che per la nuova ristampa del disco nel 2000, ha pensato bene di inserire From Elvis Presley boulevard in calce a Moody Blue, quasi queste fossero canzonette non all’altezza. Sarebbe stato molto più giusto ristampare l’album autonomamente, arricchendolo con un po’ di alternate takes. A proposito sull’ultimo cofanetto Today, Tomorrow and Forever troviamo una bella Hurt e una For The Heart country-blues.