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LIVE IN L. A. (aprile 2007) di
Ettore Camarda
Nei primi mesi del
1974 Elvis attraversa un periodo delicato della sua tormentata vita da
artista ‘on the road’. Il rapporto con Linda Thompson inizia a farsi
logoro: due giovani ragazze, Ann Pennington e Sheila Ryan, lo
‘distraggono’ dalla crisi con la sua compagna, che poi in estate verrà
anche tenuta lontano dagli shows. Al tempo stesso la dipendenza dai
farmaci si fa maggiore e sempre più nociva. Come ci informa Peter
Guralnick nella sua accuratissima biografia, il dottor Nick cercava di
somministrargli dei “placebo”, visto che ormai l’acquisizione di
pastiglie era spesso dovuta a sudditanza psicologica, ed è anche certo
che Elvis talvolta se ne accorgeva e provvedeva da sé a sostituire le
pillole false per assumere quelle vere. Una volta Sheila dovette in gran
segreto avvisare i ragazzi dello staff che Elvis si era accorto delle
sostituzioni, e si era raccomandata che lui non venisse a sapere della ‘soffiata’.
Tutti elementi che inducono a pensare che il cantante in quel periodo
fosse alquanto tormentato, e che l’umore possa averlo influenzato nella
vita professionale. L’Elvis del 1974, però, non è ancora l’Elvis apatico
del 1977 (per fortuna…), sul palco riesce comunque a dare il meglio
(tutto sommato proprio nel 1974 la RCA pubblicò un intero album di
mezz’ora contenente soltanto monologhi e battute: HAVING FUN WITH
ELVIS ON STAGE), ma è inevitabile pensare che iniziano a verificarsi
i primi cedimenti dell’artista oltre che dell’uomo.
Inquadrare il periodo
è dunque essenziale per comprendere il livello dei primi shows del 1974
sino al mini-tour californiano del mese di maggio, di cui la FTD ha
pubblicato in qualità “soundboard” lo show serale dell’11 maggio a Los
Angeles (dove tenne anche uno spettacolo pomeridiano). A dispetto
dell’ottima qualità del suono, ciò che forse non è all’altezza è il
missaggio: provate ad ascoltare TEDDY BEAR e vi renderete conto
che l’intro di pianoforte è “inesistente”. Si tratta comunque di
un prodotto di buonissimo livello e certamente adatto a quanti vogliano
tenere con sé i documenti più particolari della carriera concertistica
di Elvis: questo concerto in fin dei conti documenta un intero tour, e a
beneficio degli appassionati segnaliamo che a quello spettacolo
assistettero anche i Led Zeppelin.
La scelta dei brani
mostra a mio parere che Elvis è troppo distratto da altre cose per
pensare a uno spettacolo originale. Si limita a far impazzire i suoi
fans con i suoi pezzi più collaudati e con le sue consolidate doti di
“entertainer”: siamo, insomma, alla routine. Dall’inizio
dell’anno (apertosi con il solito ingaggio all’Hilton di Las Vegas)
l’ossatura del concerto è sempre la stessa. Bisognerà aspettare gli
shows di Lake Tahoe (fine maggio) per veder tornare brani come YOU
DON’T HAVE TO SAY YOU LOVE ME e IT’S NOW OR NEVER, e poi
l’ingaggio estivo all’Hilton per il noto e infelice tentativo di
rivoluzionare la struttura dello spettacolo (si veda la recensione di
Marco Lofino al famoso e tanto discusso “Opening Show” del 19 agosto),
allorché entrarono nuove canzoni (IF YOU LOVE, PROMISED LAND,
EARLY MORNING RAIN), ritornarono vecchi “hits” (PROUD MARY,
THE WONDER OF YOU e BRIDGE OVER TROUBLED WATER) e si fece
spazio SOFTLY AS I LEAVE YOU (in realtà cantata una prima e unica
volta nel 1973). Nel nostro caso invece, se possibile, dal punto di
vista della scaletta lo spettacolo perde addirittura qualcosa rispetto
al tour precedente (che era terminato con il trionfale concerto di
Memphis del 20 marzo), nel quale l’adrenalinico e trascinante medley
rock (LONG TALL SALLY / WHOLA LOTTA SHAKIN’ GOIN’ ON e
compagnia bella) LAWDY, MISS CLAWDY e HOW GREAT THOU ART
avevano dato alle esibizioni una particolare brillantezza. Quell’interpretazione
di HOW GREAT THOU ART vinse addirittura un “Grammy”!
Non si deve però
pensare, come detto, che il concerto di Los Angeles sia da buttar via: è
soltanto un po’ scontato. Di certo i ‘palati fini’ lo considereranno
imperdibile, ciononostante a un pubblico più vasto piaceranno le trovate
scherzose di Elvis, consumato ipnotizzatore di folle, e le esecuzioni
magistrali di diversi brani: STEAMROLLER BLUES è a livelli
altissimi, come in “Aloha From Hawaii”, e la performance di Glen
Hardin al pianoforte è straordinaria, una spanna sopra le altre. La
versione di FEVER è molto bella e anche divertente: al punto in
cui canta «when you call my name» il nostro esplode in un «Elvis!!!» in
falsetto. Tornando a parlare del valore documentario, devo segnalare che
questa è una della ultime occasioni di godersi SUSPICIOUS MINDS,
che dopo cinque anni di gloria si avvia ormai sul viale del tramonto.
Dopo il tour del giugno 1974, la canzone verrà pian piano dimenticata:
eseguita tre sole altre volte nel 1974 (agosto) e due volte nel 1975,
verrà trascurata “in toto” nel 1976 e solo accennata nella tappa di
Lincoln, Nebraska, del 20 giugno 1977.
POLK SALAD ANNIE, ormai priva del parlato iniziale con cui si apriva nel 1970, è
eseguita con la consueta grinta fino al crescendo strumentale finale, e
la immaginiamo come al solito accompagnata dalle movenze sinuose di
Elvis sul palco. I CAN’T STOP LOVING YOU, al solito grintosa,
torna all’esecuzione come brano singolo dopo aver conosciuto il medley
(in realtà molto affascinante) con BLUEBERRY HILL (brano che in
realtà è associato più che altro a Fats Domino e alla terra del Dixie,
ragion per cui da questo momento in poi Elvis la eseguirà raramente e
quasi sempre negli stati del sud, come accade anche alla rarissima
JAMBALAYA). Elvis canta a livelli molto buoni: molto piacevoli
risulteranno all’ascoltatore LOVE ME TENDER (con un flauto
dolcissimo e la voce suadente e soffusa del Re), TRYIN’ TO GET TO YOU
e WHY ME LORD (con gli Stamps), mentre LOVE ME viene
ripresa con l’invito ad fare attenzione al “bass singer”.
La maestria di Elvis
nel ‘tenere il palco’ la apprezziamo nei divertenti siparietti che egli
intavola per il suo pubblico: ecco allora che al primo accenno di
HOUND DOG si blocca, riceve l’urlo della folla e poi la ‘prende in
giro’ dicendo: «Ma non sapete ancora cosa sto per fare!...» (come aveva
fatto a New York nel 1972), e in una canzone tutto sommato dolce come
DON’T BE CRUEL si lascia andare a una marachella che peraltro ha
fatto spessissimo, dall’ingaggio di Las Vegas 1969 sino allo speciale
CBS del 1977. Nel punto in cui il testo recita «please let’s forget the
past / the future looks bright ahead» (dimentichiamo il passato, / il
futuro d’ora in avanti sembrerà splendido), conciliante affermazione
di un innamorato disposto a riconciliarsi con la sua donna, Elvis cambia
il secondo verso con «before I kick your (ass)» che suona più o meno
come una minaccia da bullo (dimentichiamo il passato, / prima che non
ti prenda a calci nel c…). Da notare che in questi casi Elvis per
non essere esplicitamente volgare non pronunciava mai la parola “ass”,
ma si limitava a mimare il calcio e a lasciare che un “crash” di
batteria coprisse il vuoto della parola mancante! Si tratta di
siparietti già visti e sentiti. E poi ci sono i soliti intro (LOVE
ME TENDER è presentata come in quasi tutte le occasioni: «My first
movie was LOVE ME TENDER, and I’d like to sing all that for you»):
anche da questo si vede, secondo l’opinione chi scrive, che la scarsa
“vérve” del cantante, oppresso verosimilmente da altri pensieri, lo
induce ad essere poco originale e a insistere su vecchi trucchi del
mestiere.
Più esilarante il
siparietto di AMERICAN TRILOGY, di per sé eseguita un po’ troppo
velocemente. Dobbiamo tenere a mente che questa canzone è sempre, per
Elvis, un pezzo importante e impegnato, soprattutto in vista delle
celebrazioni del bicentenario dell’indipendenza americana di lì a due
anni. In quest’occasione però Elvis decide di scherzare: con consumato
mestiere fa finta di confondersi e invece di «look away Dixieland»
pronuncia «look away DISNEYLAND»! Poi si corregge subito e torna
serio, ma ormai l’impatto positivo ed esilarante sul pubblico (che certo
non se lo aspettava!) è decisamente ottenuto.
All’inizio di
FUNNY HOW TIME SLEEPS AWAY, infine, siccome la band entra in ritardo
e fuori tempo, Elvis blocca tutti e dice: «Aspettate un attimo… se è
possibile, ragazzi, partiamo tutti insieme… abbiamo i Led Zeppelin qui,
diamo l’impressione che sappiamo ciò che facciamo, sia che lo sappiamo
oppure no!». Risate del pubblico.
Infine due ultime
note, una positiva e una negativa.
Prima la negativa.
Gli ultimi due brani (una bella BIG BOSS MAN e una più fiacca
CAN’T HELP FALLING IN LOVE) sono tratti dallo show di S. Bernardino
del giorno precedente. Nulla da eccepire, oltretutto capitava spesso che
il nastro finisse e si dovesse integrare il concerto con altri estratti:
la grossolanità di questo inserto, però, è che prima del brano finale
Elvis saluta il pubblico dicendo «until the next time in S. Bernardino
we bid you an affectioned adios» (in effetti il tour si concluse il 12
maggio con una seconda data a S. Bernardino)! Un vero e proprio “blooper”.
La nota positiva: la
bonus track (traccia 24 del cd) tratta dallo show pomeridiano di
Los Angeles. Si tratta di YOU CAN HAVE HER, brano portato al
successo dal Roy Hamilton (molto amato da Elvis) nel 1961 e poi
variamente interpretato (ad esempio da Jerry Lee Lewis). Elvis ne da una
interpretazione grintosa e assolutamente trascinante, con alzate di
semitoni che esaltano le sue potenzialità vocali in modo notevole. Se
avessimo di questo brano una versione editata in “soundboard” saremmo
senz’altro un po’ più ricchi: ma la qualità, purtroppo, è da audience
(ricavata cioè da una registrazione fatta dal pubblico con mezzi di
fortuna) e peraltro si trova pubblicata anche in due rari “bootlegs” di
quell’afternoon show (LOS ANGELES CALIFORNIA e AT THE
FORUM). Nondimeno il documento è preziosissimo, dato che quella di
Los Angeles è l’unica interpretazione di YOU CAN HAVE HER fatta
da Elvis in pubblico, e credo dimostri che una delle carte vincenti
dell’Elvis anni ’70 sia stata l’imprevedibilità delle sue
performances. Uno spettatore davvero accanito difficilmente avrebbe
potuto rinunciare, qualora ne avesse la possibilità, a partecipare a un
suo concerto, perché ogni show poteva essere l’occasione buona di
ascoltare un pezzo raro. E questo, io credo, è in sostanza, il bello
della musica dal vivo.
Date: May 11, 1974
Time: 8:30 pm
Venue: Los Angeles Forum
Ticket Sales: 18500
Costume: American Eagle Suit
Belt: Second Belt
Tracklist:
1. Also sprach Zarathustra
2. See See Rider
3. I Got a Woman/Amen
4. Love Me
5. Tryin’ to Get to You
6. All Shook Up
7. Teddy Bear/Don’t Be Cruel
8. Love Me Tender
9. Steamroller Blues
10. Hound Dog
11. Fever
12. Polk Salad Annie
13. Why Me Lord?
14. Suspicious Minds
15. Band Introductions
16. I Cant Stop Loving You
17. Help Me
18. American Trilogy
19. Let Me Be There
20. Funny How Time Slips Away
21. Big Boss Man (S. Bernardino, May 10, 1974)
22. Can’t Help Falling in Love (San Bernardino, May 10, 1974)
23. Closing Vamp
24. You Can Have Her (May 11, 1974 AS)
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