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NEVADA NIGHTS (ottobre 2008)
di Marco Lofino & Ettore Camarda
Il concerto
contenuto nel primo CD di Nevada Nights (Opening
Show del
19 agosto 1974)
suonerà particolare ai fan più accaniti di Elvis. E' quello
d'apertura della stagione estiva all'Hilton Hotel di Las Vegas; fin qua
nulla di strano, se non che quella sera Elvis propose ai suoi fan
uno show assai diverso da quelli che era solito fare negli ultimi tempi.
Una delle pecche che ahimè devo riconoscere ad Elvis è
quello di aver sfruttato troppo poco negli anni settanta il suo
vastissimo repertorio. Lasciando perdere il periodo 1976-1977, in cui
forse, per i motivi che ben sappiamo, non aveva più voglia di fare
canzoni nuove sul palco (ricordiamo alcune perle rare, tipo una versione
di Return To Sender del 1 Agosto 1976, "Where No One Stands Alone",
datata Montgomery, 16 Febbraio 1977 e "Moody Blue", eseguita nei due
concerti di Charlotte del 20 e 21 Febbraio dello stesso anno), Elvis
avrebbe potuto sicuramente cantare brani che mai eseguì dal vivo e che
sarebbero di sicuro stati apprezzati dal suo pubblico nel corso di
quegli otto anni passati perlopiù a girare in lungo e in largo per gli
USA.
Quanto appena scritto stette per realizzarsi in quella stagione a Las
Vegas. Elvis, solo alcuni giorni prima, si era trovato a Los Angeles con
la sua band per provare molti nuovi brani in vista dello show
d'apertura. Questa sessione di prova è stata immortalata in un
leggendario doppio bootleg che contiene anche lo show d'apertura a Las
Vegas. Già ascoltando Elvis che prova con la sua band, si percepisce la
forte volontà di Elvis di voler cambiare. Si tratta perlopiù di canzoni
incise appena un anno prima nei leggendari Stax Studios di Memphis.
Elvis è di buon umore e si vede determinato a cambiare rotta. E il
tentativo ebbe luogo tre giorni dopo, il fatidico 19 agosto.
Tutti o quasi si aspettano, all'abbassarsi delle luci,
l'introduzione solita di ALSO SPRACH ZARATHUSTRA. E invece… Rullo
continuo di batteria, molto diverso dal solito, i musicisti lo seguono
suonando un riff diverso…ed entra Elvis sul palco, in ottima forma
fisica, con la sua "Peacock Jumpsuit" (quella con il pavone) , per
attaccare "BIG BOSS MAN"!! Eseguita a un ritmo leggermente più veloce
rispetto alle versioni live di qualche mese prima, è una novità assoluta
sul tema. Elvis dal 1972 in avanti cominciò sempre i suoi shows con SEE
SEE RIDER, ed eccezion fatta per il concerto di Saginaw del 3 Maggio
1977, in cui cominciò con THAT'S ALL RIGHT, fu sempre così.
Di fatto finisce il brano e la reazione del pubblico (almeno così mi è
parso ascoltando varie volte il CD) pare un po'freddina…la gente batte
le mani, ma non è la solita ovazione.
Ad ogni modo lo show prosegue con PROUD MARY. Elvis non cantava
più questo pezzo dal 1972, e la sua versione è splendida malgrado
l'insopportabile basso pronunciato di Duke Bardwell. PROUD MARY di per
sé non sarebbe questa gran novità se non per il fatto che sostituisce
(meno male!!) I GOT A WOMAN, da lì in avanti sempre presente fino alla
fine, risparmiando per una volta anche il ripetitivo siparietto fra
Elvis e J.D Sumner (tanto per intenderci il famoso "Wull, Wull Wull Wull
Wull Wull") prima appunto di I GOT A WOMAN.
Il pubblico applaude, ma si rende conto, specie chi conosce meglio
Elvis, che lo show è diverso dal solito. Questa diversità trova pieno
fondamento nel brano successivo, una novità assoluta, dagli anni
sessanta Elvis propone una piacevolissima versione live di DOWN IN THE
ALLEY, preceduta da una battuta di Elvis ( "we did this song about ten
years ago, when Charlie was a child…), questo per far capire di quanto
determinato fosse Elvis quella sera.
Segue GOOD TIME CHARLIE'S GOT THE BLUES, incisa nove mesi prima in
studio, di cui Elvis offre una versione semplicemente favolosa. E
poi NEVER BEEN TO SPAIN, messa come quinto pezzo in scaletta! Questa
versione è in assoluto una delle migliori offerte da Elvis,
assolutamente al pari di quelle del 1972,( questo per chi dice che Elvis
dopo Aloha non è più esistito, ma va beh…) anche qui purtroppo il basso
di Duke Bardwell rovina un po'il tutto (nulla di personale contro Duke
ma come ho già scritto in alcune recensioni il suo stile è in tutto e
per tutto diverso da quello di Jerry Scheff e a mio avviso è peggiore in
tutto e per tutto…).
IT'S MIDNIGHT segue, anch'essa eseguita per la prima volta live,
e sarà ahimè uno dei pochi brani nuovi che Elvis continuerà a cantare
per tutta la stagione e anche l'anno successivo. L'interpretazione di
Elvis è stupenda.
Lo stesso discorso vale per la successiva IF YOU TALK IN YOUR
SLEEP, le cui versioni dal vivo esalteranno la passione di Elvis per il
karatè.
E'in questo show che Elvis offre la prima versione live di
PROMISED LAND. Un'ottima esecuzione ma che come tutte le altre live non
regge il confronto con la versione in studio. Per la prima volta dal
vivo troviamo anche IF YOU LOVE ME(LET ME KNOW) che diverrà poi un
classico negli ultimi due anni di shows elvisiani.
I pezzi del passato sono ridotti al minimo. Troviamo Hound Dog,
Love Me Tender e poi una bellissima versione live di MY BABY LEFT ME, un
pezzo di quel periodo raramente eseguito dal vivo.
Fra gli altri brani, troviamo una immancabile (come è giusto che
sia secondo il mio avviso) Polk Salad Annie e una versione non
straordinaria di BRIDGE OVER TROUBLED WATER.
Questo è uno splendido concerto con Elvis davvero deciso a cambiare le
carte in tavola. Eppure il giorno dopo, nel dinner show del 20 agosto,
Elvis decise di ripristinare più o meno lo show di sempre, con
l'apertura classica, anche se alcune delle canzoni nuove (non tutte
ahimè) furono cantate fino alla fine dell'ingaggio, come IT'S MIDNIGHT,
IF YOU TALK IN YOUR SLEEP e BIG BOSS MAN, quest'ultima però eseguità a
metà concerto e non più come pezzo d'inizio.
Si dice che Elvis, finito lo show del 19 agosto, fosse molto arrabbiato a
causa della reazione decisamente glaciale del pubblico al cambiamento
apportato, e che a causa di questa reazione decise fin dal giorno
successivo di riproporre alcuni classici che aveva volontariamente
omesso. La verità forse non la sapremo mai, di sicuro c'è solo che
questo show rappresenta una perla rara nel fantastico mondo dei concerti
di Elvis anni settanta.
Nel secondo CD di Nevada Nights (Midnight
Show del 21 agosto 1974) possiamo dunque ascoltare
un Elvis con ambizioni ridimensionate e ormai ritornato allo classico
spettacolo.
È bene precisare, per completezza, che non si hanno notizie sulla
performance delle ore 20:15 (brani eseguiti, costume indossato etc.:
anche sul web si trovano notizie ambigue), ma essa non si sarà
discostata in nulla (o quasi) da quella di mezzanotte e dei giorni
vicini, e va detto inoltre che di solito Elvis apportava pochissimi
cambiamenti nelle scalette della stessa giornata.
Eliminate alcune canzoni ‘poco fortunate’ della sera inaugurale (DOWN
IN THE ALLEY, GOOD TIME CHARLIE’S GOT THE BLUES, MY BABY
LEFT ME, NEVER BEEN TO SPAIN), Elvis offre al pubblico i
pezzi più collaudati sapientemente dosati con le novità (singoli appena
usciti o sul punto di uscire), con il risultato che il programma dello
show mescola in grande armonia vecchi hits e nuove proposte,
brani rock e ballate pop. È a mio giudizio un ottimo esempio di
costruzione della scaletta. La qualità soundboard garantisce un
ascolto molto buono (ma purtroppo il fruscio del nastro originale
rimane…), e rende ancor più appetibile questo concerto. Il missaggio è
apprezzabile: in I GOT A WOMAN, però, si sente molto il
pianoforte, il che è una particolarità insolita ma interessante per
questa canzone, che comunque piacerà all’ascoltatore.
I
pezzi migliori sono, a detta di chi scrive, IT’S MIDNIGHT,
SOFTLY AS I LEAVE YOU, BIG BOSS MAN, POLK SALAD ANNIE
e YOU GAVE ME A MOUNTAIN, ma un po’ tutte le canzoni sono ben
cantate e ben eseguite. Peccato che i soliti vecchi hits vengano
liquidati con interpretazioni quasi ‘svogliate’ (ALL SHOOK UP,
TEDDY BEAR, DON’T BE CRUEL) e che le risate generali di Elvis
e della band rovinino WHY ME LORD?: la seconda parte della
canzone di fatto non viene cantata, visto che Elvis aveva fatto ridere
JD Sumner pronunciando improbabili frasi in falsetto e suscitando
l’ilarità anche dei coristi. Elvis si scuserà con JD alla fine del
pezzo. Tutto sommato, però, cose come queste sono tipiche di chi fa una
lunga vita on the road: la routine degli innumerevoli
concerti può portare l’interprete ad appiattire i brani più eseguiti, e
per altro verso sviluppa nei protagonisti un senso di goliardia che si
esplicita sul palco con scherzi e battute. Intendo dire che non per
questo si deve sminuire il valore di un concerto dal vivo: esso va
valutato invece in altro modo, e personalmente cerco di offrire ai
lettori una chiave di lettura orientata sull’importanza del documento
(importanza che prevede anche di considerare i momenti più leggeri).
E dunque il nostro disco documenta la parte dell’ingaggio in cui Elvis,
ancora in preda al buonumore, produce spettacoli di buon livello,
divertenti per chi lo vede in quel momento in sala, senza perdere
d’occhio la qualità della canzoni. Negli ultimi giorni, invece,
l’insofferenza per le illazioni dei rotocalchi e il conseguente disagio
per la sua situazione personale e sentimentale (non dimentichiamo che
nell’agosto 1974 il rapporto con Linda Thompson è in forte crisi)
spingeranno Elvis a pontificare dal palcoscenico in modo pedante,
apparentemente contro tutto e tutti.
Il
disco documenta inoltre la particolare enfasi posta sui brani più dolci.
Che il fan si goda allora lo show! Ci troverà la freschezza delle nuove
ballate: ad esempio, ricca di chitarre elettriche e cori, la nuovissima
IF YOU LOVE ME, tempestiva cover del brano che Olivia Newton-John
(la futura Sandy di Grease, al fianco di John Travolta) lanciò
pochi mesi prima piazzandosi al 5° posto nella classifica dei brani pop,
ma pure IT’S MIDNIGHT e la melodrammatica SOFTLY AS I LEAVE
YOU, recitata da Elvis con il contrappunto cantato di Sherrill
Nielsen. Ci troverà anche la dedica tenerissima a tutta la sala in
occasione della gloriosa e collaudata LOVE ME TENDER: «My first
movie was LOVE ME TENDER, so I’d like to LOVE YOU TENDER».
THE FIRST TIME EVER I SAW YOUR FACE, cover di un pezzo inciso nel
1965 da Peter, Paul e Mary (gli stessi da cui Elvis prese EARLY
MORNIN’ RAIN) è dedicata a Linda e costituisce una ‘chicca’: dopo
l’agosto del 1974, infatti, verrà pian piano dimenticata.
Ma
nel disco il fan troverà anche l’energia rock di POLK SALAD ANNIE
e BIG BOSS MAN, che pur non avendo funzionato come brano di
apertura resta una costante per tutto l’ingaggio: entrambe piene di
grinta e ritmo trascinante.
Ci troverà
pure la solita voglia di divertirsi e divertire. Elvis trova qua e là il
tempo di canticchiare canzoni altrui: durante le presentazioni della
band improvvisa TAKE THESE CHAINS FROM MY HEART di Hank Williams
Sr. (1923-1953), e poco prima (traccia 10) aveva accennato STOP THE
WORLD di Waylon Jennings (1937-2002), noto ai più per la sigla
americana di Hazzard, ma in realtà folk singer dalla
storia avventurosa (per scherzo del destino si salvò dal disastro aereo
che il 3 febbraio del 1959 costò la vita a Richie Valens, Bud Holly e
J.P. Richardson: è il “giorno in cui la musica morì” che nel 1971 ispirò
la immaginifica AMERICAN PIE di Don McLean). Nelle presentazioni,
inoltre, Elvis si diverte a prendere in giro la band e i coristi,
dicendo ad esempio che JD Sumner e Kathy Westmoreland sono un po’ come
genitori (JD: father figure; Kathy: mother figure), o che
John Wilkinson ha rimorchiato una ragazza con l'apprecchio ai denti e non se n’è
accorto (John, you’re a weird guy, you know that?
Nobody picks up a girl that wears braces and can’t see… Really!
[rivolto poi al pubblico] He did it! [seguono risate in
sala]), o ancora che Duke Bardwell suona il basso solo occasionalmente
(e chissà se qui Elvis non voglia lanciare una frecciatina al bassista
non troppo amato!). Ai Voice, invece, è riservata una lunga
presentazione in cui Elvis ricorda di averli incontrati a Nashville e
subito ingaggiati, scegliendo per loro persino il nome. Non manca
neppure lo ‘spot’ per un collega: alla fine delle presentazioni, Elvis
saluta in sala Lovelace Watkins (1938-1995), un cantante soul
molto in voga negli anni ’60 e ’70 (peraltro politicamente impegnato
contro l’apartheid), e invita i presenti ad assistere al suo
spettacolo, in programma dal giorno successivo al Flamingo Hotel
di Las Vegas.
È
dunque uno spettacolo completo e godibile, di buona qualità anche come
resa del suono (qualità soundboard). Il livello degli show rimarrà inalterato per alcuni altri giorni, e tutto sommato
invariata rimarrà la scaletta (ma di tanto in tanto, a turno, faranno
capolino AN AMERICAN TRILOGY, HEARTBREAK HOTEL, IT’S
NOW OR NEVER, HOW GREAT THOU ART, SUSPICIOUS MINDS,
BRIDGE OVER TROUBLED WATER), prima che facciano irruzione
negli spettacoli finali i
monologhi, ma questa è ormai un’altra storia.
Tracklisting:
CD 1: Las Vegas, Aug. 19 1974 O.S. 1. Big Boss Man 2.
Proud Mary 3. Down In The Alley 4. Good Time Charlie's Got The Blues 5.
Never Been To Spain 6. It's Midnight 7. If You Talk In Your Sleep 8. I'm
Leavin' 9. Let Me Be There 10. Softly As I Leave You 11. If You Love Me
12. Love Me Tender 13. Polk Salad Annie 14. Introductions 15. Promised
Land 16. My Baby Left Me 17. Bridge Over Troubled
Water 18. Fever 19. Hound Dog 20. Can't Help Falling In Love
(incomplete)
CD 2: Las Vegas, Aug. 21 1974 M.S. 1. See See Rider 2. I Got A
Woman/Amen 3. Love Me 4. If You Love Me 5. It's Midnight 6. Big Boss Man
7. Fever 8. Love Me Tender 9. All Shook Up 10. Dialogue 11. I'm Leavin'
12. Softly As I Leave You 13. Hound Dog 14. You Gave Me A Mountain 15.
Polk Salad Annie 16. Introductions 17. If You Talk In Your Sleep 18. Why
Me Lord 19. Teddy Bear/Don't Be Cruel 20. Hawaiian Wedding Song 21. The
First Time Ever I Saw Your Face (incomplete) 22. Let Me Be There 23.
Can't Help Falling In Love 24. Closing Vamp |