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TOMORROW IS A LONG TIME (maggio 1999)

di Marco "Steamroller" Lofino

Nel vasto panorama della discografia elvisiana merita un cenno particolare questa raccolta, uscita nel 1999, e contenente diciotto brani del periodo compreso fra il 1966 e il 1968.

Spesso si è portati a pensare che gli anni sessanta siano stati, tranne l'inizio e la fine della decennio, il periodo meno brillante per Elvis, preso a costruirsi il proprio spazio come attore a Hollywood trascurando inevitabilmente la propria carriera di cantante.

Per certi versi è stato così, ma va anche detto che non tutto quanto inciso da Elvis in quel periodo è da buttare. Anzi, col tempo e con l'attento ascolto si possono scoprire delle piccole gemme che magari inizialmente possono non attirare l'attenzione dell'ascoltatore.

Finalità di questo CD è proprio questa. Esso non contiene takes alternative, non contiene materiale inedito, ma è una valida e a mio avviso ben costruita raccolta di brani dal periodo sopraccitato. Oltre a ciò, va sottolineata (per una volta) la curata veste grafica da parte della BMG, che oltre ad aver azzeccato la foto di  facciata e retro copertina, che vedono  un Elvis in forma fisica smagliante, fornisce informazioni interessanti sui brani del CD, fornisce all'ascoltatore delle note esaurienti su quanto inciso da Elvis in quel periodo.

Di questo godibile CD vanno segnalate  ottime versioni di "Too Much Monkey Business",di Chuck Berry, ma soprattutto la cover del superclassico di Bob Dylan "Tomorrow Is A Long Time", un brano in cui si percepisce la chiara volontà di Elvis di tornare a cantare canzoni vere, che suscitino in lui la voglia di dimostrare di essere ancora il migliore. Lo stesso Dylan avrebbe dichiarato più avanti che "Tomorrow is a Long Time", in versione di Elvis, resta la miglior cover di un suo brano mai eseguita.

"Big Boss Man" è un brano del 1967 in cui si avverte volontà di rinnovamento da parte di Elvis. Stessa cosa per Guitar Man. Non a caso ambedue i brani troveranno ampio spazio nel materiale che costituirà il comeback special del 1968. "Love Letters", canzone d'amore d'atmosfera incisa da svariati artisti, è eseguita invece non al meglio da parte di Elvis, che nel 1970 inciderà nuovamente il brano fornendone un interpretazione vocale assai più convincente.

"Mine" è un'altra canzone d'amore,  più strappalacrime rispetto alla precedente, interpretata al solito con passione, mentre "Singing Tree" e "Just Call Me Lonesome" sono due brani country eseguiti con il giusto feeling che il genere merita.

I tre brani che vedono Elvis più grintoso nell'interpretazione sono "Going Home", "Down In The Alley" e "High Heel Sneakers". Pezzi che se incisi in un altro periodo avrebbero avuto un successo di vendita maggiore.

Chiude il CD "I'll Remember You" e credo proprio che questo pezzo meriti solo l'ascolto ripetuto perché si tratta di un autentico gioiello.