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UNCHAINED MELODY (gennaio 2007)

di Ettore Camarda
 

L’ennesima pubblicazione FTD relativa al tour che Elvis compì negli Stati del Sud-Est nel febbraio 1977 è particolarmente interessante per i brani proposti e per come viene documentato l’umore altalenante dell’artista, ormai in fase discendente. La serata principale è quella del 20 febbraio a Charlotte, North Carolina, con inserti di altre date (vedi il prospetto a fine articolo). Come tutte le registrazioni soundboard di questo tour l’ingegnere del suono non registrò, quasi sicuramente per una precisa scelta editoriale, le parti più scontate dello show, vale a dire i brani iniziali (SEE SEE RIDER e I GOT A WOMAN) e quelli che rientravano nella presentazione della band (EARLY MORNIN’ RAIN, JOHNNY B. GOODE, WHAT’D I SAY). Tutto sommato non è un male, perché anche se molto belli, essi sono i brani tradizionali che non aggiungono né tolgono nulla al concerto, e se consideriamo che nelle registrazioni integrali la fine del nastro tagliava spesso i brani conclusivi (costringendo i tecnici a “rattoppi” infelici…), tanto vale conservare per intero la parte culminante dello spettacolo, quella che spesso Elvis rendeva imprevedibile e per questo più divertente e appetibile.

E anche in questa occasione non veniamo delusi: l’album, in generale di buon livello, documenta nell’arco di poche serate l’esecuzione di brani mai eseguiti né prima né in seguito (WHERE NO ONE STANDS ALONE, che Elvis dichiara di non aver neanche mai provato, e soprattutto MOODY BLUE), di altri poco eseguiti nel 1977 (LOVE LETTERS, WHY ME LORD?, HOW GREAT THOU ART, RELEASE ME) o addirittura molto rari (RECONSIDER BABY e BLUEBERRY HILL). Va da sé che per molti di questi brani l’album «Unchained Melody» rappresenta l’unica buona registrazione dell’ultimo anno (per alcuni l’ultima, come nel caso delle brani “gospel”).

Molte canzoni dell’album costituiscono l’ossatura dello show per il 1977 (LOVE ME, IT’S NOW OR NEVER, FAIRYTALE, JAILHOUSE ROCK, TEDDY BEAR e DON’T BE CRUEL, TRYIN’ TO GET TO YOU, YOU GAVE ME A MOUNTAIN) e non meritano un grosso commento, dato che si tratta peraltro di esecuzioni molto belle (in particolare quella che Elvis presenta sbrigativamente come Mountain song). Da sottolineare però la bellezza di HURT, il classico di Crane & Jacobs che in Italia già nel 1967 era diventata A CHI? grazie alla cover fedele di Fausto Leali (ma nel 2003 è stata ‘rivestita’ di blues da Francesco De Gregori). Elvis è superbo per il trasporto emotivo con cui canta il brano, reso più affascinante dell’intermezzo recitato. A questo proposito vorrei sottolineare che Peter Guralnick, l’informatissimo biografo di Elvis, non si lascia andare quasi mai a commenti estetici sulle canzoni (ovvio, visto che gli interessa più la dimensione umana), ma si concede qua e là rarissime eccezioni per lodare le interpretazioni di HURT, HOW GREAT THOU ART e UNCHAINED MELODY. Ebbene, in questo disco le abbiamo – caso unico – tutte e tre raccolte insieme, e per giunta in ottime esecuzioni. A queste si aggiunge CAN’T HELP FALLING IN LOVE: non la migliore del periodo, ma suonata dalla band in modo egregio e con un pianoforte superbo.

L’altro importante aspetto dello show, come si diceva, è la vérve altalenante di Elvis. Nel tour di febbraio 1977 la vicinanza di Ginger Alden, portata al seguito con la famiglia (alla sorella Terry Elvis farà addirittura eseguire un pezzo al pianoforte nella seconda serata di Charlotte, il 21 febbraio), sembra giovare al suo umore, anche se i problemi di salute, ormai praticamente insolubili, gli causano spesso svogliatezza e apatia: ecco allora che Elvis perde sempre più tempo a fare vuote chiacchiere col pubblico, non sempre a proposito interrompe i musicisti nel bel mezzo delle esecuzioni (qui nel caso di WHY ME LORD? per problemi di tonalità), alle volte si lamenta (a causa del freddo: all’attacco di MY WAY dice di avere del “ghiaccio nella gola”; più tardi, prima di UNCHAINED MELODY, si lamenterà di avere “novanta rane in gola”). Non mancano però simpatici siparietti: presentando LITTLE SISTER cambia il titolo in BIG SISTER, poi scherza col pubblico e lo diffida dall’avvicinarsi troppo al palco (“Elvis territory!”, dice); alla fine di HOUND DOG dal pubblico gli fanno vedere una sua vecchia foto con i genitori e lui, un po’ commosso, ricordando che all’epoca era un ragazzino felice di tre anni e immaginava di essere cantante di un quartetto gospel, accenna MY WISH CAME TRUE. Al momento di cantare BLUEBERRY HILL (in una versione più dolce e soft rispetto a quello grintosa del 1974), Elvis si accomoda al piano per suonarla al posto di Tony Brown, che la sera prima a West Palm Beach, Florida, l’aveva suonata con grande virtuosismo ma in una tonalità troppo alta (la registrazione è in COMING ON STRONG): “sei un pianista fantastico ma… ora ti faccio vedere io come si fa” – dice qui, scherzando, al suo pianista.

L’ultima annotazione va di diritto a MOODY BLUE, eseguita a Charlotte il 21 febbraio, unica live performance comunque presente in altri bootleg: la sera prima Elvis aveva tentato di cantarla (ma sarebbe meglio dire “improvvisarla”) con l’aiuto di un foglio per leggere il testo, ma alla fine aveva dovuto rinunciare (Guralnick, che attinge a testimonianze di prima mano, riporta che Elvis con disappunto strappò il foglio – Amore senza freni, trad. it. Milano 2004, p. 693). Il nostro album documenta tutto questo. C’è da dire che lo scarso feeling di Elvis con alcuni suoi brani recenti è perlomeno curioso: pochi mesi prima (a Tucson, Arizona, 1° giugno 1976) non poté accogliere una richiesta del pubblico per THE LAST FAREWELL perché pur avendola incisa da poco non la ricordava (“I wish I knew it” – “Magari la sapessi!” – si limitò a dire stringendosi nella spalle).

Al tirar delle somme siamo di fronte a un album non eccelso ma pur sempre molto bello e degno dei migliori fan. Elvis è ancora in grado di tirar fuori qualche coniglio dal cilindro: in quest’ottica sono di rilievo canzoni come RECONSIDER BABY e RELEASE ME (la prima, molto rara, fu eseguita in totale solo sette volte ed Elvis l’aveva rispolverata due mesi prima a Pittsburgh, Pennsylvania, nella sua ultima notte di Capodanno; la seconda ebbe un periodo di buona fama tra il 1970 e il 1973, ma tre sole esecuzioni nel 1977).

Di lì a poco le cose inizieranno a cambiare. Aumenteranno le incertezze, talvolta a Elvis capiterà di dover abbandonare temporaneamente il palco per problemi di voce, lasciando i coristi a intrattenere il pubblico; alcuni spettacoli del tour di fine marzo dovranno essere addirittura cancellati. E già a partire dal tour di febbraio Elvis cambiava talvolta l’apertura di CAN’T HELP FALLING IN LOVE cantando “I saggi sanno / quando è il momento di andarsene” (“Wise men know / when it’s time, time to go”) e inserì come pezzo (quasi) fisso MY WAY, che con il senno di poi sembra una canzone-testamento: un presagio della fine?

 

TRACKLISTING

Tracce 1-14 [Charlotte, NC, 20 febbraio 1977]

1. Love Me;  2. Fairytale;  3. You Gave Me a Mountain;  4. Jailhouse Rock;  5. O sole mio/It’s Now or Never;  6. Little Sister;  7. Teddy Bear/Don’t Be Cruel;  8. May Way;  9. Moody Blue (intro);  10. How Great Thou Art;  11. Hurt;  12. Hound Dog;  13. Unchained Melody;  14. Can’t Help Falling in Love.

Lo show si tenne al «Coliseum» di Charlotte con inizio alle 20,30, presenti 12000 spettatori. Elvis nell’occasione indossava il Mexican Sundial Suit e l’Original Belt

Tracce 15-22 [Bonus Tracks]

15. Moody Blue [Charlotte, NC, 21 febbraio];  16. Blueberry Hill [St. Petersburg, FL, 14 febbraio];  17. Love Letters [St. Petersburg, FL, 14 febbraio];  18. Where No One Stands Alone [Montgomery, AL, 16 febbraio];  19. Release Me [Columbia, SC, 18 febbraio];  20. Tryin’ to Get to You [Columbia, SC, 18 febbraio];  21. Reconsider Baby [Charlotte, NC, Feb 21];  22. Why Me Lord? [Charlotte, NC, Feb 21].